Pogacar, la prima volta a Sanremo: cade, si rialza e vince la Classicissima
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Redazione Sport
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Il momento in cui Tadej Pogacar è finito a terra, con i pantaloncini lacerati e la coscia sinistra segnata da vistose abrasioni, avrebbe potuto rappresentare per molti atleti il punto di svolta negativo di una giornata altrimenti perfetta. E invece, per il fenomeno sloveno – che a 27 anni ha già riscritto i parametri di ciò che è umanamente possibile su due ruote – quella caduta a 33 chilometri dal traguardo è diventata l’ennesimo prologo di una rimonta destinata a entrare nella storia della Milano-Sanremo. La Classicissima, partita puntuale alle 10.10 da Pavia sotto un cielo finalmente clemente dopo le incertezze dei giorni precedenti, ha così trovato il suo vincitore più atteso: il campione del mondo, capace di trasformare un’ossessione quasi leggendaria in realtà, aggiudicandosi una delle pochissime corse ancora mancanti in un palmarès che continua ad arricchirsi di titoli monumentali.
L’edizione numero 117 della corsa, presentata da Crédit Agricole, si era presentata al via con il consueto interrogativo su chi potesse arginare il dominio assoluto del numero uno del ciclismo mondiale. Sulle strade che da Pavia conducono verso il traguardo di via Roma, gli occhi erano puntati su due avversari in particolare: da un lato Mathieu van der Poel, il “re” della manifestazione che aveva già trionfato nel 2023 e, più di recente, nel 2025; dall’altro lato, lo stesso Pogacar, il quale coltivava il sogno di completare la propria collezione di successi nelle Classiche Monumento proprio su quel tracciato che fino a oggi gli era stato fatale. A rendere il quadro ancor più intrigante, la presenza di Filippo Ganna, reduce dal secondo posto dell’anno precedente e già capace di restare aggrappato ai due fuoriclasse fino allo sprint conclusivo, candidandosi a rivestire ancora una volta il ruolo di terzo incomodo in una corsa tatticamente complessa.
A cambiare le gerarchie e a iniettare un’imprevedibilità quasi surreale nella giornata è stato l’incidente avvenuto a 32 chilometri dall’arrivo, poco prima dell’imbocco della salita decisiva della Cipressa. In quella caduta, che ha coinvolto diversi corridori, sono finiti a terra proprio i due principali favoriti: Pogacar e Van der Poel, insieme a Wout Van Aert, altro big del gruppo. Le immagini del campione sloveno rialzarsi con la divisa lacerata hanno subito fatto temere il peggio per la sua corsa, eppure – in quella che la Federciclismo ha subito inquadrato come un’impresa dai contorni epici – la reazione è stata tanto immediata quanto irrefrenabile. Pogacar, pur acciaccato, ha ricucito il margine perso e ha trasformato l’adrenalina di un momento di crisi in una risalita feroce, dimostrando ancora una volta come quella fame di vittorie appartenga al suo Dna e, per certi versi, alla tradizione sportiva del suo Paese.
Mentre il pubblico radunato in via Roma acclamava il trionfo del vincitore, le attenzioni si sono però spostate anche sulle condizioni dell’altro grande protagonista della giornata. Mathieu van der Poel, giunto al traguardo, appariva visibilmente provato: teneva una mano insanguinata appoggiata sul manubrio, mentre sul gomito si notavano evidenti escoriazioni, segno tangibile del contatto avvenuto nelle fasi calde della corsa nei pressi di Imperia. Lo stesso campione olandese avrebbe poi fornito i dettagli della dinamica, spiegando come fosse riuscito inizialmente a evitare l’ostacolo prima di essere colpito all’improvviso dal volo di una bicicletta. Se per Pogacar la rimonta rappresenta il primo successo nella Classicissima, per Van der Poel si è trattato di un epilogo diametralmente opposto rispetto alle vittorie del 2023 e del 2025, con la sofferenza fisica a fare da contraltare all’esultanza del rivale.
Con questa affermazione, Pogacar mette a segno l’undicesimo successo in una Classica Monumento, aggiornando un record personale che sembra non avere ancora un limite definito. La vittoria di Sanremo assume un valore particolare perché arriva a 43 anni di distanza dall’ultima volta in cui un campione del mondo in carica – Giuseppe Saronni – riuscì a imporsi in questa stessa corsa. Per lo sloveno, che si era fermato per due volte consecutive sul terzo gradino del podio in questa competizione, il traguardo di via Roma rappresenta l’approdo a un traguardo inseguito con ossessiva determinazione, reso ancora più suggestivo dalle circostanze rocambolesche che ne hanno segnato lo svolgimento. Il ciclismo mondiale, assistendo a questa rimonta dopo la caduta, ha potuto registrare l’ennesima prova di forza di un atleta che sembra riuscire a trovare nelle difficoltà le ragioni più profonde della propria superiorità.
La caduta che ha ridisegnato la corsa
La dinamica dell’incidente avvenuto a 32 chilometri dal traguardo ha gettato nello scompiglio un gruppo che si stava preparando ad affrontare la sequenza decisiva della Cipressa e del Poggio. L’episodio, verificatosi poco prima dell’imbocco della salita, ha coinvolto un numero consistente di corridori, ma è stato l’impatto sui tre nomi più attesi a catalizzare immediatamente l’attenzione. Pogacar, Van der Poel e Van Aert si sono ritrovati a terra in una frazione di secondo, trasformando un finale già di per sé incerto in un vero e proprio azzardo a carte scoperte. Mentre il gruppo si frammentava, con alcuni corridori costretti al ritiro e altri in difficoltà a riorganizzarsi, la reazione del futuro vincitore è stata quella di ignorare il dolore alle abrasioni per lanciare una rimonta che nessuno, in quel frangente, avrebbe potuto dare per scontata.
Van der Poel, il sangue e la sofferenza sul traguardo
Le immagini arrivate da via Roma dopo il passaggio del vincitore hanno restituito un quadro molto diverso rispetto all’euforia che solitamente accompagna le volate della Classicissima. Mathieu van der Poel, il corridore che negli ultimi anni aveva fatto della Sanremo un proprio feudo personale, è apparso con una mano insanguinata e il gomito segnato dalle escoriazioni, segno evidente di un contatto violento durante la caduta di Imperia. Il campione olandese, visibilmente sofferente mentre reggeva la bicicletta, ha fornito una spiegazione precisa dell’accaduto, raccontando di aver inizialmente evitato l’impatto salvo poi essere stato colpito dal volo improvviso di una bici. Per lui, abituato a festeggiare su quel traguardo, si è trattato di un epilogo duro da digerire, reso ancor più complicato dalle condizioni fisiche con cui ha dovuto affrontare gli ultimi chilometri di corsa.
Il valore storico di un’impresa attesa 43 anni
L’affermazione di Pogacar alla Milano-Sanremo non rappresenta solo l’aggiunta di un trofeo a una bacheca già stracolma, ma assume una rilevanza storica che affonda le radici nel confronto con i grandi campioni del passato. L’ultimo corridore capace di imporsi nella Classicissima indossando la maglia iridata di campione del mondo fu Giuseppe Saronni nel lontano 1982; a distanza di 43 anni, lo sloveno ha ripercorso quella stessa strada, aggiornando un parallelismo che gli appassionati più attenti non hanno mancato di cogliere. Per un atleta che ha fatto della completezza il proprio marchio di fabbrica, conquistare la Sanremo – una corsa dal profilo unico, dove la tattica spesso prevale sulla forza bruta – significava cancellare l’unica macchia rimasta in un percorso di successi che nelle Classiche Monumento tocca ormai quota undici. La rimonta post-caduta aggiunge a questo risultato un alone narrativo destinato a consolidarsi nel tempo, indipendentemente dalle valutazioni tecniche che potranno essere fatte sulla condizione degli avversari diretti.




