Tram deraglia a Milano, la Procura apre un'inchiesta per omicidio colposo. Le vittime sono Ferdinando Favia e Abdoul Karim Toure
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Sono le 16.11 e 23 secondi del 27 febbraio quando la telecamera interna di un taxi, la cosiddetta dashcam, immortala gli ultimi cinque secondi di viaggio del tram numero 9 della linea Atm. Il mezzo, un Tramlink di ultima generazione entrato in servizio nel 2025, percorre viale Vittorio Veneto a Milano a velocità che i primi rilievi indicano come elevata per quel tratto urbano, e all’altezza dell’incrocio con via Lazzaretto, dove avrebbe dovuto proseguire dritto verso Porta Venezia, compie invece una curva a sinistra imboccando uno scambio destinato ad altre linee. L’impatto contro le vetrine del ristorante giapponese all’angolo con via Settembrini è violentissimo, e il bilancio è di due vittime e 54 feriti, un numero, quest’ultimo, che le autorità sanitarie hanno aggiornato nelle ore successive alla strage.
La Procura di Milano ha aperto un fascicolo per omicidio colposo e lesioni colpose, e il procuratore capo Marcello Viola, giunto sul posto insieme al pm di turno Elisa Calanducci, ha parlato di un impatto “devastante”. Le indagini della polizia locale si concentrano sulla dinamica e, in particolare, sulla figura del conducente del mezzo, un uomo di 61 anni con 34 anni di esperienza e in servizio da appena un’ora al momento dell’incidente. Lui stesso, secondo quanto riferito dagli inquirenti, avrebbe dichiarato ai soccorritori e ai colleghi: “Mi sono sentito male, ho avuto un malore”, una versione che avrebbe poi confermato anche agli investigatori. Questo malore, se confermato, gli avrebbe impedito di attivare lo scambio che avrebbe mantenuto il tram sul percorso rettilineo e di decelerare in prossimità della fermata, risultata poi saltata.
La dinamica dell’incidente e le prime verifiche tecniche
Le immagini della dashcam del taxi, che procedeva nella corsia opposta, sono ora al centro degli accertamenti: in quei fotogrammi si vede il tram sbandare, inclinarsi pericolosamente, urtare contro un platano e infine schiantarsi contro l’edificio. I rilievi tecnici, come spiegato dal comandante della polizia locale Gianluca Mirabelli, si stanno concentrando sullo stato dei binari, sui quali la sera precedente era stata eseguita un’operazione di manutenzione ordinaria chiamata “molatura”, e sul funzionamento dello scambio. I primi accertamenti, stando a quanto filtra dagli ambienti investigativi, avrebbero escluso guasti al meccanismo di scambio, risultato perfettamente funzionante; un elemento che, al momento, sembrerebbe avvalorare l’ipotesi del mancato azionamento da parte del conducente a causa del malore.
Il sindaco Giuseppe Sala, recatosi sul luogo del disastro insieme all’assessora alla Mobilità Arianna Censi e al prefetto Claudio Sgaraglia, ha sottolineato come il mezzo abbia saltato la fermata, aggiungendo che la velocità, certamente non consona al punto in cui si trovava, è un altro dei fattori sotto la lente degli inquirenti. L’ipotesi di un guasto tecnico, per quanto non ancora del tutto archiviata, sembra perdere consistenza di fronte alle prime evidenze, anche se gli investigatori non tralasciano alcun aspetto, inclusa l’analisi della scatola nera del tram e dei telefoni cellulari del personale di guida, posto sotto sequestro.
Ferdinando Favia e Abdoul Karim Toure, le due vite spezzate
Le vittime si chiamano Ferdinando Favia e Abdoul Karim Toure. Il primo, un commerciante di 59 anni residente a Vigevano, si trovava a bordo del tram insieme alla compagna, seduto nei posti posteriori. La forza dell’urto lo ha sbalzato fuori dal mezzo, finendo sotto le ruote del Tramlink e morendo sul colpo sotto gli occhi della donna, che ora è ricoverata in gravi condizioni all’ospedale Fatebenefratelli. Il secondo, Abdoul Karim Toure, 56 anni, era un cittadino senegalese senza fissa dimora, identificato grazie alla tessera di un centro diurno di piazza XXV Aprile. Anche lui è stato sbalzato fuori dal vagone dopo lo schianto: inizialmente cosciente e in grado di parlare con i soccorritori, è stato poi colto da un arresto cardiaco durante il trasporto in ospedale, morendo poco dopo il ricovero.
Oltre ai due morti, il bilancio dei feriti è stato rivisto più volte nel corso della serata, passando dai primi 40 ai 54 effettivi, un numero che comprende la quasi totalità delle sessanta persone circa che viaggiavano sul convoglio. I feriti più gravi, due in codice rosso, sono stati ricoverati al Policlinico e al Niguarda, mentre gli altri 52, distribuiti tra Fatebenefratelli, San Carlo, San Raffaele, Città Studi e Sacco, sono in condizioni meno preoccupanti, con codici giallo o verde. Sul posto è scattato immediatamente il piano per le maxi-emergenze di Areu, con decine di ambulanze, vigili del fuoco al lavoro per estrarre le persone incastrate tra le lamiere e agenti delle forze dell’ordine impegnati a gestire il caos e a tranquillizzare i superstiti, molti dei quali seduti sulle panchine dei giardini di viale Vittorio Veneto in stato di choc.




