Riad riapre l'oleodotto che aggira Hormuz, Trump all'Onu: «Annienterò l'Iran se non c'è un accordo»

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   L'Arabia Saudita ha riavviato l'East-West Pipeline, l'oleodotto strategico che attraversa la penisola arabica e consente di trasferire il greggio dai giacimenti orientali al porto di Yanbu, sul Mar Rosso, aggirando lo Stretto di Hormuz. La riapertura, avvenuta dopo dieci giorni di stop, riporta in funzione quella che per Riad rappresenta l'unica vera alternativa terrestre alla rotta marittima contesa.

L'oleodotto nel mirino

La condotta, lunga circa 1.200 chilometri, ha una capacità massima di trasporto di 7 milioni di barili al giorno, di cui circa 5 milioni destinati all'esportazione e i restanti alle raffinerie della costa occidentale. Prima della guerra con l'Iran, la pipeline non era mai stata utilizzata a pieno regime. Con l'intensificarsi delle ostilità nello Stretto di Hormuz, Riad l'aveva attivata per dirottare verso il Mar Rosso circa 4 milioni di barili al giorno, equivalenti a quasi il 4 per cento dell'offerta globale di greggio.

Il flusso si era però interrotto una decina di giorni fa, quando alcune infrastrutture lungo il tracciato erano state colpite da droni partiti dall'Iraq, secondo quanto riferito da fonti a conoscenza della questione. La società statale Aramco ha ripreso a pompare a velocità ridotta, con l'obiettivo di tornare progressivamente ai livelli precedenti.

L'assedio all'Iran e il discorso di Trump

La riapertura dell'oleodotto arriva mentre il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha rincarato la pressione su Teheran nel suo intervento all'Assemblea generale delle Nazioni Unite. Trump ha detto di avere davanti a sé una scelta: «Annientare la Repubblica islamica e farlo rapidamente», oppure raggiungere un'intesa che consenta all'Iran di ricostruire. «Credo che faremo un accordo subito dopo le elezioni», ha aggiunto, riferendosi alle elezioni di midterm di novembre.

Il presidente americano ha anche invitato gli altri Paesi a isolare economicamente Teheran fino a quando non fermerà gli attacchi alle navi commerciali e non abbandonerà le ambizioni nucleari.

La posizione dei Pasdaran

Dall'altra parte, il portavoce dei Guardiani della Rivoluzione, Hossein Mohebbi, ha dichiarato che Teheran non intende trattare con Washington alle condizioni attuali, sottolineando che gli Stati Uniti hanno violato un accordo già firmato e che, di conseguenza, l'Iran ha inasprito le proprie richieste. La diplomazia resta comunque formalmente nelle mani del ministero degli Esteri, ha precisato Mohebbi, mentre fonti giornalistiche parlano di posizioni non del tutto allineate all'interno dell'apparato iraniano sulla gestione del confronto con gli americani.

Il traffico nello Stretto e il prezzo del greggio

Lo Stretto di Hormuz resta sotto forte pressione. I dati preliminari sul traffico marittimo indicano che martedì solo tre navi mercantili hanno attraversato il passaggio, contro una media mobile di circa quindici unità negli ultimi dieci giorni e di oltre cento prima dell'inizio del conflitto. Sul fronte dei prezzi, il Brent ha chiuso la seduta di mercoledì sopra i 103 dollari al barile, in rialzo di quasi il 4 per cento, per poi ripiegare leggermente nelle prime contrattazioni asiatiche di giovedì, attestandosi poco sopra i 102 dollari.

Nello Yemen, intanto, restano segnalate esplosioni nella provincia di Taiz e un drone da ricognizione saudita sarebbe stato abbattuto nei pressi di Al-Mukha.

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