Il garante della privacy perde un pezzo, si dimette Guido Scorza tra le polemiche

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Con un video diffuso sui social, l’avvocato Guido Scorza ha annunciato le sue irrevocabili dimissioni da membro del Collegio del Garante per la protezione dei dati personali, definendolo un «passo indietro» sofferto e necessario. La decisione, maturata dopo un periodo di riflessione che ha coinvolto anche i suoi familiari, arriva sullo sfondo di un’inchiesta della procura di Roma, la quale indaga per le ipotesi di reato di peculato e corruzione, accuse che l’interessato respinge con la massima fermezza proclamando la sua piena innocenza. La scelta di lasciare l’incarico, come lui stesso ha spiegato, è dettata dalla volontà di tutelare l’istituzione, la cui credibilità pubblica potrebbe essere messa in discussione dalla sua permanenza in un ruolo di così alta vigilanza, visto che, nella sua opinione, la sua figura risulta ormai compromessa.

Le ombre dell’inchiesta giudiziaria

La procura capitolina, come emerso dalle cronache, sta conducendo accertamenti su due distinti fronti che coinvolgono l’operato di Scorza: da un lato si esaminano presunti rimborsi spese e l’utilizzo dell’auto di servizio per motivi estranei alle necessità istituzionali; dall’altro, e qui il profilo si fa più severo, si investiga per il reato di corruzione nell’esercizio delle funzioni pubbliche. L’attività investigativa, che ha comportato anche una perquisizione presso la sede dell’Autorità, ha toccato anche il presidente del Collegio, il quale risulta a sua volta tra gli indagati, sebbene le sue responsabilità siano in questa fase del tutto presunte e da accertare. La bufera giudiziaria, dunque, non ha risparmiato nessuno, scuotendo dalle fondamenta un organismo chiamato per missione a garantire la trasparenza e la legalità nel trattamento delle informazioni.

Il funzionamento del Collegio dopo il vuoto

Con la fuoriuscita di Scorza, il Garante si ritrova a operare in una composizione ridotta, ma comunque in grado di deliberare. Secondo quanto stabilito dal regolamento interno, infatti, il Collegio è considerato regolarmente insediato e pienamente operativo qualora siano presenti tre dei suoi quattro componenti, purché tra di essi figuri il presidente. Le decisioni, pertanto, continueranno a essere assunte in maniera valida, evitando così una paralisi dell’attività di vigilanza in un momento particolarmente delicato per le questioni legate alla privacy digitale. Spetterà ora al Parlamento, attraverso i canali consueti, provvedere alla sostituzione del membro dimissionario, una designazione che, secondo le prassi, vedrà un ruolo propositivo dell’opposizione nell’indicare il nuovo nome.

La linea della maggioranza e la difesa dell’istituzione

La maggioranza politica, dal canto suo, ha fatto subito comprendere di voler difendere non le singole persone coinvolte nelle indagini, bensì l’operato e l’integrità dell’Autorità nel suo complesso, descritta come «in trincea» per svolgere il suo delicato compito. Si tratta di una posizione che cerca di scindere il destino istituzionale del Garante dalle vicende personali dei suoi componenti, sottolineando come l’ente debba continuare a lavorare con autorevolezza nonostante le tempeste giudiziarie. La necessità di una «nuova autorevolezza», evocata dallo stesso Scorza nel suo addio, sembra essere il monito che resta sospeso, mentre l’organismo regolatorio si appresta a navigare in acque agitate sia sul fronte esterno, per le pressioni delle inchieste, sia su quello interno, per il ricambio che si renderà necessario.

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