Il bunker e i dieci milioni sequestrati al “Gatto”: così la Dia ha smantellato l’impero del narcos
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Redazione Interno
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L’immensa disponibilità economica, quella che deriva da decenni di traffici internazionali di stupefacenti e che si nasconde dietro un articolato sistema di prestanome, prima o poi viene alla luce. E quando ciò accade, spesso rivela una dimensione patrimoniale fatta di lussi sfrenati e di architetture paranoiche, progettate per sfuggire a chi quelle ricchezze illecite le vuole sottrarre. È il caso di Patrizio Forniti, noto come “il Gatto”, narcotrafficante di Aprilia considerato un punto di riferimento assoluto per la criminalità organizzata nel basso Lazio e arrestato lo scorso novembre in Marocco dopo una lunga latitanza -2-5. La Direzione Investigativa Antimafia, supportata dai Carabinieri e dalla Guardia di Finanza di Roma e Latina, ha eseguito un provvedimento di sequestro emesso dal Tribunale di Roma – Sezione Misure di Prevenzione che gli sottrae un impero del valore di circa dieci milioni di euro -1-4.
Ville con piscina, terreni e una fortezza sotterranea
Il provvedimento, che arriva a pochi mesi dalla cattura del boss avvenuta a Casablanca insieme alla moglie Monica Montenero, non si limita a colpire liquidità o beni di immediata percezione, ma scava a fondo nel tessuto economico delle province di Roma e Latina. Le indagini patrimoniali condotte dagli inquirenti hanno portato al congelamento di due società, già bersaglio di interdittive antimafia, operanti tra Aprilia e Anzio, dieci immobili – tra cui due ville di vaste dimensioni con piscina situate proprio nel centro anziate – tre villini, due magazzini e due autorimesse, oltre a undici autovetture, orologi di pregio, gioielli e disponibilità finanziarie -6-7. Ma il fiore all’occhiello della struttura difensiva di Forniti, ciò che più di ogni altra cosa racconta la mentalità di chi vive nella costante paura di un intervento delle forze dell’ordine, era nascosto nelle campagne di Aprilia. Lì, all’interno di una villa ancora in costruzione ma già rifinita con estremo lusso e circondata da ettari di terreno chiusi da un imponente muro perimetrale, gli investigatori hanno scoperto un bunker sotterraneo. L’accesso era camuffato da una botola ricavata nella cucina a muro, dalla quale si dipanava un lungo cunicolo, una via di fuga segreta progettata per permettere al boss di dileguarsi oltre la recinzione e far perdere le proprie tracce prima dell’arrivo di polizia o carabinieri -4-6.
Il ruolo apicale e lo sproporzionato accumulo di ricchezze
L’intero impianto del sequestro, che ammonta a quella cifra complessiva di dieci milioni di euro, si regge su un’evidenza documentale inoppugnabile: la marcata sproporzione tra i redditi ufficialmente dichiarati da Forniti e dal suo nucleo familiare e l’ingente mole di beni accumulata nel tempo. Un divario che, per la sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Roma, rappresenta il frutto diretto delle attività criminali che lo hanno reso una figura centrale nel panorama del narcotraffico, dell’usura e delle estorsioni nella provincia pontina -4. L’uomo, infatti, non era solo un corriere o un distributore, ma un vero e proprio “capo dei capi”, capace di gestire flussi di droga internazionali e di imporre il proprio potere attraverso quei metodi intimidatori che, per stessa definizione giuridica, connotano le organizzazioni di stampo mafioso -1-5. La sua latitanza, iniziata nel luglio 2024 dopo essere sfuggito alla maxi-operazione “Assedio” che portò all’arresto di altre venticinque persone e allo scioglimento del comune di Aprilia, si era conclusa in Marocco con il possesso di falsi passaporti svizzeri -3-8.
Le indagini della Dia e la gestione giudiziaria delle aziende
Il lavoro del Centro Operativo della Dia di Roma, in questo caso, è stato meticoloso e si è basato su una ricostruzione analitica delle vicende acquisitive che hanno portato Forniti e i suoi prestanome a controllare quel vasto patrimonio. Gli investigatori hanno setacciato il materiale emerso nel corso degli anni dall’inchiesta “Assedio”, incrociando dati e risalendo la catena delle intestazioni fittizie che celavano la reale proprietà di ville, terreni e società -4. Un lavoro complesso, che ha permesso di svelare il coacervo di interessi imprenditoriali e criminali facenti capo al boss. Per quanto riguarda le due società finite sotto sequestro, l’obiettivo dichiarato dell’operazione non è soltanto punitivo, ma anche quello di salvaguardare l’economia legale: le aziende, infatti, passeranno ora sotto l’amministrazione giudiziaria, una misura che mira a garantire la continuità produttiva e a preservare i livelli occupazionali, evitando che lavoratori onesti e parti sane del tessuto economico locale vengano danneggiate dall’ombra lunga della criminalità organizzata -1.
Description: La Dia sequestra dieci milioni di euro a Patrizio Forniti, il “Gatto” del narcotraffico. Scoperti una villa bunker con via di fuga, società e beni di lusso tra Aprilia e Anzio.




