Il bunker e i dieci milioni di euro sequestrati al “Gatto”: smantellato l’impero del narcos

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La Direzione Investigativa Antimafia, avvalendosi del supporto dei carabinieri del Comando provinciale e della guardia di finanza di Roma e Latina, ha eseguito nella giornata del 19 febbraio un provvedimento di sequestro patrimoniale nei confronti di Patrizio Forniti, noto narcotrafficante originario di Aprilia e catturato lo scorso novembre a Casablanca dopo una latitanza durata circa un anno e mezzo. Il decreto, emesso dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Roma su proposta della Procura capitolina, congela un complesso di beni il cui valore complessivo è stato stimato intorno ai dieci milioni di euro, colpendo quella che gli investigatori definiscono l’eredità finanziaria di un presunto sistema criminale saldamente radicato nel territorio pontino e con ramificazioni internazionali.

Ville, terreni e un bunker sotterraneo: la geografia dei beni

L’elenco dei beni sottoposti a sequestro delinea un patrimonio vario e di notevole pregio, a testimonianza della capacità di accumulo del presunto boss. Figurano dieci immobili, tra cui due ville di ampie dimensioni con piscina situate ad Anzio, tre villini, magazzini, autorimesse e un vasto appezzamento di terreno che si estende per circa venticinquemila metri quadrati. Particolare attenzione hanno suscitato i sigilli apposti a una villa ancora in fase di costruzione, localizzata nelle campagne di Aprilia: una struttura imponente, circondata da un alto muro perimetrale e rifinita con materiali di estremo lusso. All’interno di questa dimora, gli inquirenti hanno scoperto un bunker sotterraneo, il cui accesso era abilmente celato da una botola ricavata nella cucina a muro, e una via di fuga segreta che, superando i confini della proprietà, avrebbe consentito a Forniti di eludere eventuali blitz delle forze dell’ordine.

Società e beni mobili: il cuore economico dell’organizzazione

Il provvedimento non si limita alla componente immobiliare ma si estende al cuore pulsante delle attività economiche riconducibili al sodalizio. La misura ha infatti interessato la totalità dei beni aziendali e strumentali di due società operanti tra Aprilia e Anzio, realtà imprenditoriali già precedentemente colpite da interdittive antimafia e ritenute dagli investigatori una longa manus per l’investimento dei proventi illeciti. Il patrimonio sequestrato comprende inoltre undici autovetture di varia gamma, orologi di pregio, gioielli e consistenti disponibilità finanziarie. Un complesso di beni, questo, che secondo l’impianto accusatorio sarebbe frutto di una marcata sproporzione rispetto ai redditi ufficialmente dichiarati da Forniti e dal suo nucleo familiare, i quali avrebbero nel tempo utilizzato un collaudato sistema di prestanome per schermare l’accumulo di ricchezze.

La figura del “Gatto” e le indagini patrimoniali

Patrizio Forniti, soprannominato “il Gatto” e definito da alcuni suoi sodali come il “capo dei capi” della provincia di Latina, era riuscito a sottrarsi alla cattura nel luglio del 2024, quando era sfuggito all’operazione “Assedio” che aveva portato all’arresto di altre venticinque persone e, successivamente, allo scioglimento del consiglio comunale di Aprilia per presunte infiltrazioni mafiose. La sua latitanza, trascorsa insieme alla moglie in Marocco, si è conclusa nel novembre del 2025 grazie a un blitz della Gendarmeria Reale a Casablanca, dove la coppia è stata rintracciata e arrestata mentre era in possesso di documenti falsi. Le complesse indagini patrimoniali condotte dalla Dia, che si basano anche sul materiale probatorio emerso nel corso dell’inchiesta “Assedio”, hanno permesso di ricostruire le dinamiche di acquisizione dei beni, evidenziando un sistema di investimenti in netto contrasto con la capacità reddituale dell’indagato e consentendo così al tribunale di emettere il provvedimento di sequestro che oggi smantella un impero economico costruito, nelle ipotesi d’accusa, su narcotraffico, usura ed estorsioni.

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