La colomba di Iginio Massari da 75 euro accende il dibattito sul prezzo dei lievitati, tra lusso artigianale e sfida industriale

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Settantacinque euro. È questa la cifra che, per la Pasqua 2026, separa la colomba destinata al consumo quotidiano da quella che diventa oggetto di desiderio, status symbol gastronomico capace di far scattare la caccia virtuale pur di aggiudicarsene una. A firmarla è Iginio Massari, il maestro che da anni interpreta l’alta pasticceria come una forma d’arte applicata alla tradizione, e che quest’anno ha deciso di spingersi oltre, confezionando un lievitato che costa quanto una cena per due in un ristorante medio ma che, a giudicare dalla coda online, trova comunque chi è disposto a investire quella somma per poche fette. La ricetta, che unisce cioccolato, uvetta al rum e scorze d’arancia candite, trasforma un classico della festa in un prodotto di nicchia, riaccendendo puntualmente la polemica sui prezzi di un settore, quello dei grandi lievitati, dove il confine tra artigianale e accessibile si fa ogni anno più sottile.

Se da un lato la colomba di Massari rappresenta l’estremità più alta del mercato, dall’altro lato della Capitale, precisamente tra Roma Sud e Ostia, si gioca una sfida diversa ma altrettanto sentita. Qui il Forno Grieco, laboratorio storico guidato da Claudio Grieco, ha scelto di puntare su un’altra declinazione del concetto di qualità, forte di un riconoscimento già ottenuto, quello di miglior panettone di Roma, durante l’iniziativa Excellence Food Innovation. La loro colomba, realizzata con lievito madre vivo, materie prime selezionate e lunghi tempi di lavorazione, si propone come il prodotto artigianale per eccellenza, quello che punta a conquistare i palati dei romani senza inseguire il prezzo da capogiro ma restando fedele a una filosofia produttiva che richiede pazienza e conoscenza tecnica. Non si tratta, in questo caso, di un oggetto da vetrina, ma di un lievitato pensato per la tavola di chi cerca la complessità aromatica che solo la lievitazione naturale può regalare.

A completare il panorama delle offerte più raffinate ci pensa, come ogni anno, la pasticceria milanese Marchesi 1824, che ha costruito la propria linea pasquale attorno a un’estetica narrativa ispirata al volo delle rondini, un omaggio alla rinascita primaverale declinato con la grazia che contraddistingue la storica insegna. Le uova ripiene, da 400 grammi, diventano qui il veicolo per abbinamenti ricercati – pistacchio e lampone, nocciola e limone, mandorla e arancia, noci pecan e caramello – che spostano l’attenzione dal semplice contenitore al ripieno, trasformando il gesto di rompere il guscio in un momento di scoperta gustativa. Anche in questo caso, la cifra si allontana dalla logica del consumo di massa per avvicinarsi a quella della collezione edibile, destinata a chi cerca nella tradizione pasquale non solo un rito, ma un’esperienza sensoriale compiuta.

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