Volo Air India, l’indagine si concentra sulle ultime settimane dei piloti

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Tre settimane dopo lo schianto del Boeing 787 di Air India, che il 12 giugno scorso precipitò con 242 persone a bordo, le autorità investigative hanno spostato il focus dall’analisi tecnica del velivolo e dei motori alle vite dei due comandanti, Sumeet e Clive. Una svolta dettata non tanto dalle evidenze emerse dai rottami — che finora non hanno mostrato anomalie strutturali — quanto da alcuni dati, ritenuti «critici», che riguardano le manovre effettuate nella cabina di pilotaggio.

Lo confermano due fonti occidentali vicine alle indagini, secondo le quali il team investigativo avrebbe agito «un po’ malvolentieri», nonostante le prove presentate in un incontro riservato il 16 giugno da due manager di Boeing e GE Aerospace. I dati dei costruttori, infatti, indicherebbero un’azione «assurda» compiuta dai piloti, come riportato nel rapporto preliminare dello AAIB, l’ente preposto alle inchieste aeronautiche.

Dalle registrazioni delle scatole nere emerge un dialogo concitato avvenuto nei secondi cruciali prima dell’impatto. «Perché hai spento i motori?», chiede uno dei due. «Non l’ho fatto», risponde l’altro. Un brevissimo lasso di tempo — appena dieci secondi — separa lo spegnimento degli interruttori del carburante, posizionati da «Run» a «Cutoff», dal tentativo fallito di riattivarli. Un gesto che, in quota troppo bassa, ha reso inevitabile la tragedia.

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