Conclave in vista, ma la Chiesa non può permettersi di chiudersi
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Redazione Interno
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"Voleva una Chiesa che fosse una casa per tutti, per tutti, per tutti". Le parole pronunciate dal cardinale Giovanni Battista Re durante i funerali di Francesco hanno tracciato un solco profondo, destinato a segnare il cammino del prossimo pontefice. Chiunque sarà chiamato a succedere a Bergoglio, non potrà ignorare questa eredità: una Chiesa senza barriere, che non chieda documenti a chi bussa alle sue porte.
Mentre la Curia si prepara al conclave, i tempi sono già scanditi dalle norme vaticane. L’assemblea dei cardinali dovrà riunirsi tra il 5 e il 10 maggio, a meno che – come previsto da una modifica introdotta da Benedetto XVI – non si decida di anticipare la data, qualora tutti gli elettori fossero già presenti a Roma. Le congregazioni generali, che riprenderanno da lunedì, rappresentano la fase cruciale del pre-conclave, durante la quale emergeranno equilibri e strategie.
Tra i nomi che circolano con insistenza, quello di Pietro Parolin si conferma in testa alle quotazioni dei bookmaker britannici, con una posizione rafforzata rispetto ai primi momenti di vuoto lasciati dalla scomparsa del Papa. Il Segretario di Stato vaticano, oggi dato a 3,25, supera il cardinale filippino Luis Antonio Tagle, il cui consenso sembra aver subito un lieve calo. Un altro italiano, Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna, si attesta invece come terzo favorito, precedendo figure come il guineano Robert Sarah.
Le previsioni sulla durata del conclave restano divergenti. Se da un lato il cardinale Rainer Maria Woelki, arcivescovo di Colonia, ha parlato di un’elezione lunga, dall’altro Reinhard Marx, già presidente della Conferenza episcopale tedesca, si è spinto a pronosticare un esito rapido. Due voci autorevoli, entrambe espressione di un episcopato considerato progressista, che negli anni ha spinto per riforme dottrinali e organizzative, distinguendosi – a volte con nettezza – da altre realtà, come quelle africane o statunitensi.




