Piazza Affari chiude in rosso: Ftse Mib a -0,69%, maglia nera in Europa con Saipem e Stm in forte vendita
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Redazione Economia
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La seduta del 28 luglio si è chiusa con un segno decisamente negativo per Piazza Affari, che ha collezionato la maglia nera tra le principali Borse europee in una giornata caratterizzata da umori contrastanti e da una certa volatilità nell'ultima ora di contrattazioni. L'indice Ftse Mib, il paniere che raggruppa le maggiori blue chip quotate a Milano, ha terminato le contrattazioni a 51.698 punti, registrando una flessione dello 0,69% dopo aver toccato durante la sessione un calo più marcato, vicino al -1%.
A fare da contraltare, gli altri listini del Vecchio Continente hanno viaggiato su ritmi decisamente diversi, con Francoforte, Parigi e Londra che hanno tutte archiviato la giornata in territorio positivo, con la piazza londinese a guidare i rialzi guadagnando lo 0,83%.
Il peso dei conti trimestrali e l'incertezza sul greggio
Il vero colpo di scena della giornata è arrivato dal settore petrolifero, dove i conti trimestrali di Saipem hanno gettato un'ombra pesante sul titolo, spingendolo a una discesa verticale di quasi il 10%. La società di servizi per il settore energetico ha presentato numeri che, a giudizio degli analisti, non hanno saputo dissipare i dubbi sulle prospettive di medio-lungo termine del mercato del greggio, in una fase in cui il petrolio Wti è sceso sotto la soglia psicologica degli 80 dollari al barile.
A fare da traino al ribasso per l'intero comparto, anche le incertezze legate alla domanda globale e alle politiche di produzione dell'OPEC+, che continuano a mantenere gli investitori in uno stato di allerta. Con un crollo del 9,5% che la colloca in fondo al paniere, Saipem ha rappresentato il peso maggiore sulla performance complessiva del Ftse Mib, trascinando con sé anche altre società legate al comparto energetico e delle materie prime.
La tempesta perfetta sui semiconduttori e le Big Tech
Un secondo fronte caldo che ha alimentato le vendite su Piazza Affari è quello del settore tecnologico e, in particolare, dei semiconduttori, un comparto che sta vivendo una fase di profonda turbolenza internazionale. Il titolo Stm, l'azienda italo-francese produttrice di chip, ha ceduto il 3% in una seduta che ha visto pioggia di vendite dall'Asia al Nasdaq fino all'Europa, alimentate dal crescente scetticismo degli operatori sulla sostenibilità degli ingenti investimenti legati all'intelligenza artificiale.
Questo clima di incertezza si inserisce nella settimana clou delle trimestrali statunitensi, con gli investitori che attendono con ansia i conti di colossi come Meta, Microsoft, Apple e Amazon, in calendario tra domani e giovedì, per sondare lo stato di salute del settore e comprendere se le aspettative di crescita siano ancora giustificate.
Allo stesso tempo, il mercato guarda con attenzione agli orientamenti della Federal Reserve, riunita in queste ore per il consueto appuntamento sulla politica monetaria, nella speranza di cogliere segnali sulla direzione futura dei tassi di interesse, un elemento che condiziona pesantemente le valutazioni dei titoli growth e tecnologici.
I fari puntati sul lusso e le altre blue chip in controtendenza
Nonostante il quadro generale depresso, non sono mancate eccezioni positive all'interno del listino milanese, con alcuni settori che hanno saputo resistere alla pressione delle vendite e addirittura guadagnare terreno. Il comparto del lusso ha confermato la sua forza relativa, così come la difesa e l'auto, che hanno viaggiato in netta controtendenza rispetto al resto del mercato.
Tra i titoli che hanno brillato nel panorama grigio di Piazza Affari, spiccano le performance di Diasorin, Campari, Amplifon, Ferrari, Tisg e Piaggio, che hanno chiuso in netto rialzo, dimostrando una resilienza che ha attirato l'attenzione degli operatori in cerca di rifugi sicuri. In netto contrasto con queste eccellenze, il comparto bancario ha invece sofferto, subendo la frenata generale e contribuendo a mantenere il listino in territorio negativo, mentre lo spread tra Btp e Bund è risultato in calo, segnalando un lieve miglioramento della percezione del rischio sul debito italiano.
Milano fanalino di coda in un'Europa a due velocità
La fotografia che emerge dalla seduta di martedì 28 luglio è quella di un mercato azionario europeo diviso in due, con Milano che arranca e gli altri grandi listini che invece viaggiano spediti verso nuovi massimi. Se da un lato la piazza milanese ha pagato dazio per la concentrazione di settori particolarmente esposti alla volatilità come l'oil e i semiconduttori, dall'altro le Borse di Francoforte, Parigi e Londra hanno beneficiato di un sentiment più disteso, sostenuto dai buoni dati macroeconomici e dalle attese per le trimestrali delle aziende locali.
Il calo del Ftse Mib, seppur contenuto in termini percentuali, assume un significato particolare perché arriva in una fase di incertezza globale, dove ogni segnale di debolezza viene amplificato e interpretato come un campanello d'allarme sulle prospettive di crescita dell'economia italiana, ancora molto legata ai settori tradizionali e alla volatilità delle materie prime. La chiusura a 51.698 punti, con un'oscillazione che ha toccato il -1% prima della lieve ripresa finale, lascia intendere che gli operatori restano cauti, in attesa di sviluppi chiari sia dal fronte della politica monetaria americana che da quello della stagione degli utili aziendali.
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