Petrolio a 100 dollari e crollo dei titoli tech: i due fronti che fanno tremare i mercati
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Economia
-
Le piazze finanziarie globali si trovano a fare i conti con una congiuntura che mette insieme due fattori di pressione solo apparentemente distanti. Da un lato, il prezzo del petrolio è tornato a superare quota 100 dollari al barile, spinto dall'escalation del conflitto tra Stati Uniti e Iran e dai nuovi attacchi nel Mar Rosso. Dall'altro, i giganti della tecnologia stanno mettendo a segno performance deludenti a Wall Street, travolti dai dubbi degli investitori sulla sostenibilità degli investimenti nell'intelligenza artificiale.
Due narrative, due crisi di fiducia, che si intrecciano e alimentano un clima di incertezza diffuso.
Il greggio torna a correre, e l'inflazione torna a far paura
La tensione in Medio Oriente si riaccende con prepotenza. Il Brent, il greggio di riferimento per i mercati europei, ha chiuso la giornata di giovedì a 100,69 dollari al barile, segnando un balzo del 7% e toccando il livello più alto dallo scorso maggio. Il West Texas Intermediate, il benchmark statunitense, non è stato da meno, con un rialzo del 6,17% che lo ha portato a 92,19 dollari.
A innescare l'ennesima corsa del greggio sono state le nuove ostilità nel Mar Rosso, dove i ribelli Houthi, sostenuti dall'Iran, hanno rivendicato un attacco contro due petroliere saudite. Un'azione che ha di fatto minacciato una seconda via strategica per i flussi petroliferi, lo Stretto di Bab al-Mandeb, aggiungendosi alla chiusura di fatto dello Stretto di Hormuz, già controllato dalle milizie filo-iraniane.
La risposta di Washington è stata immediata, con il presidente Trump che ha annunciato una "punizione militare importante" contro Teheran e ha disposto la tredicesima notte consecutiva di raid contro obiettivi iraniani. Questo scenario riaccende i timori di un'inflazione fuori controllo, mettendo in difficoltà le banche centrali, che avevano appena iniziato a intravedere una normalizzazione dei prezzi.
Il sogno AI si scontra con la realtà dei conti: Alphabet e Tesla nel mirino
Il secondo fronte, quello dell'intelligenza artificiale, si è aperto con i conti trimestrali di due colossi del settore. Alphabet, la società madre di Google, ha registrato un utile trimestrale da record di 112 miliardi di dollari, ma il dato, che includeva plusvalenze contabili non realizzate, è stato messo in secondo piano dal primo cash burn della sua storia. Per la prima volta dal 2004, il flusso di cassa libero della società è risultato negativo, attestandosi a -5,9 miliardi di dollari.
Il motivo? Un aumento vertiginoso delle spese in conto capitale, pari a 45 miliardi di dollari solo nel secondo trimestre, con il 60% destinato a server e il restante 40% a data center per l'AI. Di fronte a questa voragine, gli investitori hanno reagito con un secco -7% per il titolo Alphabet, che ha perso circa 100 miliardi di dollari di capitalizzazione in poche ore. Anche Tesla ha vissuto un dramma simile.
Il colosso di Elon Musk ha riportato un flusso di cassa libero negativo per 1,1 miliardi di dollari, il primo in due anni, a fronte di un capex di 5,8 miliardi di dollari nel trimestre, in crescita del 142%. Le consegne di veicoli hanno battuto le previsioni, ma il margine lordo è stato inferiore alle attese, e il titolo è crollato del 14,5%.
La sfida del modello di business e il peso delle spese infrastrutturali
Ciò che preoccupa il mercato non è tanto la spesa in sé, quanto la sua capacità di generare ritorni in tempi ragionevoli. Alphabet ha alzato la guidance per gli investimenti del 2026 a 205 miliardi di dollari, con un aumento di 15 miliardi rispetto alla stima di appena tre mesi fa, preannunciando che la spesa crescerà ulteriormente nel 2027. Queste cifre hanno fatto emergere un problema strutturale che sta investendo l'intero settore.
Un'analisi di Reuters ha evidenziato che i cosiddetti "hyperscaler" – Microsoft, Alphabet, Amazon, Meta e Oracle – sono sulla strada per spendere in capex più di quanto generino in free cash flow entro il 2027. Per ogni dollaro di flusso di cassa aggiuntivo, queste aziende si trovano a investire circa 1,57 dollari in capitale fisso.
Un rapporto che sta mettendo in discussione il modello di business tradizionale di Big Tech, storicamente valutato come un'industria asset-light, con margini elevati e generazione di cassa straordinaria, e che ora si trova a gestire un'infrastruttura fisica sempre più pesante. Questa trasformazione sta avendo ripercussioni a cascata sull'intero comparto tecnologico. Il Philadelphia Semiconductor Index ha già perso oltre il 20% rispetto al picco di fine giugno, e il sell-off si è allargato ad Amazon (-5%), Meta (-4%) e Microsoft (-2%).
Le attese per le prossime trimestrali e la visione degli analisti
L'attenzione degli investitori è ora rivolta ai prossimi risultati trimestrali di Microsoft, Meta e Amazon, attesi per la prossima settimana. Meta ha una guidance sul capex per il 2026 tra 125 e 145 miliardi di dollari, quasi il doppio del 2025, mentre Microsoft prevede di spendere 190 miliardi di dollari nell'anno fiscale 2026. Il mercato chiederà conto della capacità di queste aziende di giustificare questi esborsi con una crescita dei ricavi sostenuta. Alcuni analisti, pur riconoscendo il momento di difficoltà, non vedono un rischio sistemico. D.R.
Barton, di Woodshaw Financial Group, ha definito l'aumento delle spese in conto capitale di Alphabet come uno sviluppo positivo, consigliando di vedere nei ribassi attuali un'opportunità di acquisto. Anche Gil Luria, di D.A. Davidson, ha sostenuto che il mercato stia reagendo in modo eccessivo, sottolineando come la crescita "straordinaria" di Google Cloud, che ha registrato un +82% dei ricavi, dimostri che la domanda di capacità di calcolo AI è reale e in forte espansione.
La sua preoccupazione, semmai, riguarda la complessa rete di investimenti incrociati tra i giganti del settore e le startup dell'AI, un ecosistema che definisce "autosostenuto", il cui intreccio di garanzie fuori bilancio può nascondere rischi non immediatamente visibili.
Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.
