Roma, bimba e donna senza vita a Villa Pamphili: la doppia scoperta che sconvolge la città
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Redazione Interno
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Il parco di Villa Pamphili, polmone verde della capitale, è diventato teatro di una tragedia che ha lasciato senza fiato chiunque abbia incrociato la notizia. Prima il corpicino di una neonata, nudo e abbandonato tra i rovi, poi, a poche centinaia di metri, il corpo di una donna in avanzato stato di decomposizione, chiuso in un sacco nero. Due ritrovamenti a distanza di poche ore, in un pomeriggio che avrebbe dovuto essere come tanti altri, tra jogging e famiglie in cerca di fresco.
La bambina, di circa sei mesi, è stata notata da due donne che passeggiavano nella zona. "Pensavamo fosse una bambola", hanno raccontato, prima di rendersi conto dell’atroce realtà. A intervenire, tra i primi, un uomo che si trovava lì per un picnic. "Mi hanno chiesto aiuto, avevano paura", ha spiegato, ancora visibilmente scosso. Poco dopo, gli agenti hanno setacciato l’area, scoprendo il secondo cadavere, nascosto tra i cespugli.
La dinamica è ancora tutta da chiarire. Non è escluso che i due corpi siano collegati, ma al momento non ci sono conferme sull’identità della donna, né sulla possibilità che si tratti della madre della piccola. Quel che è certo è che il parco, frequentato da famiglie e sportivi, di notte si trasforma in un luogo isolato, dove pochi si avventurano. "Diventa terra di nessuno", ha commentato una residente, mentre la zona viene presidiata dalle forze dell’ordine.
La scena, già di per sé agghiacciante, è resa ancora più macabra dal contesto: un’area degradata, usata come discarica abusiva, dove sacchetti di immondizia e rifiuti si mescolano all’erba incolta. Proprio lì, tra ciò che la città cerca di ignorare, è emerso l’orrore.
Le indagini, coordinate dalla procura, sono ancora agli inizi. Gli inquirenti stanno verificando eventuali segnalazioni di scomparsa, mentre la scientifica analizza ogni traccia. Intanto, a Monteverde, il quartiere che circonda il parco, la notizia ha fatto il giro in tempo zero. Ai tavolini dei bar, dove fino a poco prima si chiacchierava di altro, ora non si parla che di questo. C’è chi sussurra, chi scuote la testa, chi preferisce non immaginare.




