Minacce ai testimoni dell'agguato al bus di Rieti, la Digos perquisisce la curva
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Redazione Interno
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La tensione a Rieti, che già gravava sulla città dopo l'agguato mortale al pullman dei tifosi del Pistoia Basket, si è acuita con l'apparizione di uno striscione minaccioso ai cancelli del PalaSojourner. "Nascondetvi infami, sappiamo chi siete", la scritta, a caratteri cubitali su un telo bianco, che rappresenta un inquietante tentativo di intimidire i testimoni dell'assalto costato la vita all'autista Raffaele Marianella. Un episodio che, mentre le indagini procedono per ricostruire con precisione la dinamica della sassaiola, introduce un nuovo e pericoloso elemento di pressione su chi, quella sera, potrebbe aver visto i volti di chi ha scagliato i sassi.
L'omicidio e le conferme dell'autopsia
Le dichiarazioni del procuratore capo di Rieti, Paolo Auriemma, hanno confermato quanto già si sospettava: Raffaele Marianella è morto a causa del lancio di una grossa pietra, che lo ha colpito nella zona alto-toracica mentre era seduto accanto al conducente del mezzo. L'autopsia, i cui esiti hanno portato a configurare il reato di omicidio in concorso, non lascia spazio a dubbi sulla natura violenta e intenzionale dell'atto, delimitando un perimetro giudiziario ben preciso attorno a una tragedia che è scaturita da un'escalation di cieca violenza.
Le indagini e il quarto sospettato
Mentre tre ultras reatini sono già in carcere, le attività investigative della Digos non si fermano e si concentrano sull'identificazione di un quarto tifoso, ritenuto coinvolto nell'assalto. Parallelamente, come risposta immediata ai gravissimi accadimenti, il questore di Rieti, Pasquale Fiocco, ha emesso diversi provvedimenti di Daspo nei confronti di alcuni tifosi ultras della compagine locale, interdicendo loro l'accesso a qualsiasi manifestazione sportiva. Si tratta di misure amministrative che mirano a prevenire il ripetersi di simili episodi, isolando quei soggetti ritenuti pericolosi per l'ordine pubblico.
La perquisizione nella sede ultras
Proprio in relazione allo striscione intimidatorio, gli agenti della Digos hanno effettuato una perquisizione nella sede del gruppo 'Curva Terminillo', alla ricerca di elementi utili a risalire agli autori della minaccia. L'azione della polizia, che segue di pochi giorni i fatti di sangue, segnala la volontà di contrastare con determinazione non solo la violenza fisica ma anche quella psicologica, rappresentata dalle scritte anonime che tentano di ostacolare il corso della giustizia instillando paura. Un'operazione che dimostra come le forze dell'ordine stiano lavorando su un doppio binario, perseguendo sia i responsabili materiali dell'omicidio sia chi cerca ora di mettere a tacere la verità.




