Pickaxe Mountain, la fortezza nucleare iraniana nel mirino di Trump: ecco cosa si nasconde sotto la montagna

Pickaxe Mountain, la fortezza nucleare iraniana nel mirino di Trump: ecco cosa si nasconde sotto la montagna
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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La minaccia è stata lanciata in diretta radiofonica, senza giri di parole e con quella schiettezza che da sempre contraddistingue il suo stile comunicativo. "Elimineremo Pickaxe Mountain. Dite agli iraniani di prepararsi", ha dichiarato il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, nel corso del programma The Hugh Hewitt Show, accendendo i riflettori su un sito che fino a poco tempo fa era noto solo agli addetti ai lavori e agli analisti di intelligence.

Con queste parole, il tycoon ha messo ufficialmente nel mirino quello che viene definito come il sito nucleare più inaccessibile e protetto della Repubblica Islamica, un complesso di tunnel e bunker sotterranei che si cela nel cuore dei monti Zagros, a sud di Teheran, e che rappresenta ormai il nuovo, pericoloso fronte di una guerra che non accenna a placarsi.

La reazione di Teheran non si è fatta attendere e, come prevedibile, è stata all'altezza della tensione del momento.

Un alto funzionario della sicurezza iraniana, in un'intervista alla Cnn, ha definito "devastante" la risposta che seguirebbe a un eventuale attacco americano, avvertendo che a pagarne il prezzo sarebbero "i soldati americani e i loro partner nella regione". Un avvertimento che suona come una chiara dichiarazione di intenti, in un contesto già infuocato da mesi di raid e controffensive, e che allontana ulteriormente qualsiasi prospettiva di una soluzione diplomatica.

Kuh-e Kolang Gaz La, il "Monte del Piccone" e i suoi segreti nascosti nel granito

Ma cos'è esattamente Pickaxe Mountain e perché la sua sola menzione è in grado di far salire la tensione a livelli mai visti finora? Conosciuto in farsi come Kuh-e Kolang Gaz La, che in italiano significa appunto "Monte del Piccone", il sito è una struttura fortificata situata a circa 1,5 chilometri a sud del principale centro di arricchimento dell'uranio di Natanz, nella provincia di Isfahan, a circa 300 chilometri a sud della capitale. La montagna stessa, alta circa 1.

600 metri, ospita al suo interno un labirinto di gallerie e bunker che, secondo le stime degli esperti, si svilupperebbero su una superficie di circa un chilometro quadrato.

La caratteristica che rende questo complesso unico e particolarmente temibile per i progettisti di attacchi aerei è la sua posizione, protetta da uno strato di granito spesso fino a 145 metri, se si seguono le valutazioni dell'Institute for Science and International Security (Isis) di Washington, o addirittura 600 metri secondo altre fonti.

Una profondità e una densità di roccia tali da mettere in discussione l'efficacia stessa delle più potenti bombe anti-bunker dell'arsenale statunitense, le GBU-57 Massive Ordnance Penetrator, già impiegate con successo lo scorso giugno contro l'impianto di Fordow, un altro sito nucleare iraniano, ma meno profondo.

La costruzione della struttura sarebbe iniziata nel 2020, in seguito a un'esplosione che danneggiò un edificio per l'assemblaggio di centrifughe, e da allora i lavori non si sono mai fermati, con un'accelerazione significativa a partire dagli attacchi del giugno 2025.

Un impianto per centrifughe o un deposito di uranio arricchito? I dubbi dell'Aiea

Ufficialmente, Teheran sostiene che Pickaxe Mountain non sia altro che un impianto per l'assemblaggio di centrifughe avanzate, una struttura pensata per sostituire quella andata distrutta. Tuttavia, questa versione ufficiale non ha mai convinto la comunità internazionale, principalmente per un motivo: agli ispettori dell'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica (Aiea) non è mai stato concesso l'accesso al sito.

Questa mancanza di trasparenza ha alimentato i sospetti, già confermati da analisi di immagini satellitari che mostrano un complesso di dimensioni e caratteristiche tali da far pensare a un utilizzo ben più strategico. Secondo l'Aiea, non è da escludere che la montagna ospiti una considerevole quantità di uranio arricchito al 60%, una percentuale molto alta, vicina al livello militare del 90%, che potrebbe permettere la costruzione di più ordigni.

Le attività recenti sul monte, con il transito di camion e veicoli lungo le strade che conducono agli ingressi occidentali, hanno fatto scattare ulteriori allarmi. L'Institute for Science and International Security ha segnalato come questi movimenti indichino che i lavori all'interno del complesso di tunnel sono in corso, così come il consolidamento degli ingressi stessi, uno dei quali è stato parzialmente bloccato con terra, forse per impedire un rapido accesso ai veicoli.

Una situazione che, secondo l'istituto, costituirebbe una violazione del memorandum d'intesa tra Stati Uniti e Iran, che impone a Teheran di mantenere lo status quo del suo programma nucleare.

La sfida militare: come colpire un bersaglio "impenetrabile"

La scelta di Pickaxe Mountain come possibile obiettivo militare non è quindi casuale ma rappresenta una sfida di proporzioni enormi per lo Stato Maggiore americano. La profondità e la robustezza della struttura ne fanno un bersaglio di difficoltà tattica senza precedenti, al punto che alcuni analisti hanno ipotizzato che l'unica alternativa per distruggerla potrebbe essere l'impiego di una bomba nucleare tattica o, in alternativa, un'operazione di forze speciali per penetrare nel labirinto di gallerie.

Entrambe le opzioni, per motivi diversi, comporterebbero rischi politici e militari altissimi, trasformando quello che Trump ha definito un "colpetto" in un'operazione dalla portata potenzialmente catastrofica, che potrebbe allargare il conflitto a macchia d'olio e coinvolgere direttamente le truppe americane sul terreno.

Intanto, le acque dello Stretto di Hormuz rimangono un altro fronte caldo, con gli Stati Uniti che hanno annunciato il ripristino di un blocco navale contro le navi iraniane. La tensione, a questo punto, è ormai palpabile. La minaccia su Pickaxe Mountain non è solo un avvertimento, ma il riflesso di una strategia che punta a colpire il cuore del programma nucleare iraniano, consapevole che la posta in gioco è altissima e che le mosse future potrebbero determinare le sorti dell'intera regione.

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