Stellantis ad Atessa, nuova procedura di esodo volontario per 305 dipendenti: la Fiom contesta la scelta e chiede un piano industriale
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Redazione Economia
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L’ondata di uscite incentivate che sta attraversando gli stabilimenti italiani del gruppo prosegue senza sosta, e dopo l’annuncio dei 60 esodi volontari previsti nello stabilimento di Termoli, l’attenzione si sposta ora sull’imponente sito produttivo della Val di Sangro. Nel corso dell’ultimo confronto tra la direzione di Stellantis e le rappresentanze sindacali, tenutosi nei giorni scorsi, l’azienda ha ufficializzato l’apertura di una nuova procedura di separation che interesserà lo stabilimento di Atessa, l’ex Sevel, uno dei poli europei più rilevanti per la produzione di veicoli commerciali. Il taglio previsto, stando a quanto comunicato ai sindacati, riguarderebbe complessivamente 305 lavoratrici e lavoratori, di cui 300 operai e 5 impiegati, una mossa che riaccende il dibattito sul ridimensionamento della presenza industriale del gruppo in Italia e che non manca di sollevare polemiche tra le sigle di categoria.
La decisione, infatti, non è passata inosservata e ha trovato la ferma opposizione della Fiom Cgil, la quale ha già fatto sapere di non avere alcuna intenzione di apporre la propria firma sull’intesa relativa a questi nuovi incentivi all’esodo. Il sindacato, per bocca dei suoi rappresentanti territoriali, parla apertamente di una strategia industriale che sembra basarsi esclusivamente su tagli e ridimensionamenti, piuttosto che su una programmazione volta al rilancio produttivo del sito abruzzese. Secondo i dati diffusi dalla stessa organizzazione sindacale, la forza lavoro dello stabilimento ha già subito un drastico calo negli ultimi anni: si è passati dai circa seimilacinquecento addetti di qualche anno fa agli attuali quattromilatrecentotrenta, una cifra destinata a scendere ulteriormente a poco più di quattromila una volta completata questa nuova procedura di esodo volontario.
A preoccupare la Fiom, e in particolare la Rsa interna e il segretario Alfredo Fegatelli, non è soltanto l’aspetto numerico degli addetti che lasceranno la fabbrica, ma il contesto più ampio di un declino produttivo che appare inesorabile. I volumi di produzione dei furgoni, che rappresentano il core business dello stabilimento, sono scivolati vertiginosamente dai duecentonovantasettemila del 2018 ai centosessantaseimila registrati nel corso del 2025, con una lieve ripresa nell’anno in corso che non sembra comunque invertire la tendenza di fondo. Il sindacato punta il dito contro la scelta del gruppo di spostare quote consistenti di produzione in Polonia, mentre nel frattempo la concorrenza, con marchi come Ford, Renault e i nuovi costruttori cinesi, sta conquistando quote di mercato proponendo tecnologie considerate più avanzate, soprattutto in materia di motorizzazioni alternative.
La vicenda, tra l’altro, assume una rilevanza che travalica i confini regionali abruzzesi, estendendo le sue ricadute anche sul vicino Molise. Nello stabilimento di Atessa, infatti, trovano occupazione centinaia di pendolari molisani, in particolare provenienti dall’area del Trigno e dalla fascia costiera, che quotidianamente varcano il confine regionale per raggiungere il posto di lavoro. La riduzione dell’organico, pertanto, non farà che acuire le difficoltà occupazionali di un territorio, quello molisano, già segnato dalle incertezze legate al futuro dello stabilimento di Termoli e al tramonto del progetto della gigafactory per la produzione di batterie. La Fiom, dal canto suo, ribadisce con forza la necessità che Stellantis assegni allo stabilimento della Val di Sangro la produzione esclusiva di una nuova generazione di veicoli commerciali, che comprenda versioni elettriche, ibride e a idrogeno, unico modo, a loro avviso, per garantire un futuro al sito e scongiurare quella che appare come una lenta ma inesorabile emorragia di posti di lavoro.
Il nodo degli investimenti e l'obsolescenza degli impianti
Oltre al capitolo occupazionale, la discussione tra le parti si concentra inevitabilmente sullo stato degli impianti e sulla necessità di ingenti capitali per modernizzare le linee produttive. I rappresentanti della Fiom Cgil di Chieti sottolineano come le strutture dello stabilimento presentino un’età media che supera ampiamente i vent’anni, un fattore che, in assenza di interventi strutturali e immediati, rischia di condannare il sito all’obsolescenza tecnologica e produttiva. L’accusa mossa al gruppo è quella di aver dirottato risorse e investimenti verso il Nord Africa e altri mercati emergenti, lasciando in secondo piano le necessità di ammodernamento degli stabilimenti italiani, e non si può rispondere a una crisi che è al contempo tecnologica e di mercato facendo semplicemente ricorso agli ammortizzatori sociali o alle uscite volontarie.
A rendere ancora più teso il clima è la recente comunicazione, sempre da parte di Stellantis, relativa al mancato riconoscimento del premio di risultato per i dipendenti di Atessa. Una decisione, quella del “premio zero”, che era già stata definita inaccettabile dalla Fiom nelle scorse settimane, portando alla proclamazione di uno sciopero di due ore a fine turno. Il sindacato, in quell’occasione, aveva ricordato come le maestranze dello stabilimento avessero garantito al gruppo, negli anni passati, risultati produttivi da record, e come penalizzare quei lavoratori con una perdita economica secca fosse un segnale negativo nei confronti di chi contribuisce quotidianamente ai risultati aziendali. Un malcontento, quello per la mancata erogazione del premio, che si somma ora all’amarezza per la nuova procedura di esodo, alimentando un clima di forte preoccupazione tra i dipendenti e nell’intero indotto della Val di Sangro, un tessuto economico che rischia di subire contraccolpi pesantissimi da queste scelte.




