Crisi Sevel, 400 uscite senza nuove assunzioni. Il Pd Abruzzo: "Situazione sempre più critica"
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Redazione Economia
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Lo stabilimento Sevel di Atessa, fiore all’occhiello della produzione industriale abruzzese, continua a navigare in acque agitate. Gianni Cordisco, responsabile economico del Pd Abruzzo, non usa giri di parole: "La mancanza di visione delle istituzioni è preoccupante". A pochi giorni dall’annuncio di un aumento contrattuale – "beffardo, dati i numeri in campo" – sono infatti 400 i lavoratori che lasceranno l’azienda senza che siano previste sostituzioni. Un esodo che, secondo il partito, minaccia non solo il sito produttivo ma l’intero indotto, già fragile.
Stellantis, che dello stabilimento è proprietaria, ha confermato le uscite volontarie per 402 dipendenti, tra operai, impiegati e quadri, tutti prossimi alla pensione. Il gruppo, nato dalla fusione tra FCA e PSA, ha fissato al 31 ottobre 2025 il termine per aderire al piano. Ma mentre ad Atessa si discute di riduzioni, a Torino la situazione non è diversa: altri 53 tagli sono stati annunciati nello stabilimento di San Benigno, specializzato nella componentistica per la Fiat 500 elettrica e alcuni modelli Jeep.
La Fiom-Cgil, dal canto suo, traccia un bilancio ancora più netto: "Quasi 2000 esuberi in sei mesi". Dopo i 610 di Mirafiori, arrivano i 265 di Cassino, tutti gestiti tramite incentivi alla cessazione volontaria. Un trend che, secondo il sindacato, dimostra come la strategia del gruppo non stia cambiando, nonostante l’avvicendamento al vertice con l’arrivo di Antonio Filosa.




