Crisi Sevel, 400 uscite senza rimpiazzi. Il Pd Abruzzo: "Situazione insostenibile"

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Lo stabilimento Stellantis di Atessa, erede della storica Sevel, è al centro di una crisi occupazionale che si aggrava senza interventi risolutivi. Gianni Cordisco, responsabile economico del Pd Abruzzo, denuncia una "mancanza di visione" delle istituzioni, sottolineando come l’aumento contrattuale annunciato pochi giorni fa appaia quasi una provocazione di fronte alla fuoriuscita di 400 lavoratori, per i quali non è previsto alcun turnover. "La riduzione del personale, combinata con l’incertezza sul futuro dello stabilimento e dell’indotto, minaccia un territorio già fragile", ha aggiunto, evidenziando il rischio di un ulteriore indebolimento del tessuto produttivo locale.

Il gruppo automobilistico, nato dalla fusione tra FCA e PSA, ha avviato un piano di esodi volontari rivolto a 402 dipendenti – operai, impiegati e quadri – che entro il 31 ottobre 2025 potranno aderire all’incentivo, previo raggiungimento dei requisiti pensionistici. Una mossa che, se da un lato offre una soluzione individuale, dall’altro solleva interrogativi sulla strategia complessiva di Stellantis in Abruzzo, dove la produzione è da mesi sotto osservazione.

Intanto, i sindacati hanno alzato la voce. Fiom Cgil ha incontrato l’azienda per discutere la procedura di "Separation", che coinvolge 427 lavoratori: 400 nell’ex Sevel, 25 in Stellantis Plastics e 2 negli uffici centrali. Un accordo che, secondo le organizzazioni, rischia di svuotare ulteriormente uno stabilimento chiave per l’economia regionale.

Non è l’unico fronte caldo per Stellantis. A San Benigno Canavese, nello stabilimento Pcma specializzato in componenti per la 500 elettrica e per alcuni modelli Jeep, sono stati annunciati altri 53 esuberi volontari, inseriti in un più ampio piano di 610 uscite nel torinese. Sebbene l’azienda lasci intendere future assunzioni, le garanzie appaiono vaghe, alimentando timori di un ridimensionamento strutturale.

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