Almasri, la Consulta dice sì al ricorso per Bartolozzi: la decisione nel merito dopo l'estate

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La Corte costituzionale ha dichiarato ammissibile il conflitto di attribuzioni sollevato dalla Camera dei deputati in favore di Giusi Bartolozzi, l'ex capo di gabinetto del ministro della Giustizia Carlo Nordio, imputata per false informazioni al Tribunale dei ministri nell'ambito del caso Almasri. Il generale libico Osama Almasri, arrestato in Italia per crimini contro l'umanità, era stato poi rimpatriato dopo la decisione del governo, suscitando un vivace dibattito politico e giudiziario. La pronuncia della Consulta, depositata lo scorso 7 luglio con l'ordinanza n.

122, apre ora la strada a una decisione nel merito che arriverà nei prossimi mesi, verosimilmente dopo l'estate, e che riguarda la posizione processuale della funzionaria di via Arenula.

La decisione della Consulta e il "conflitto tra poteri"

I giudici costituzionali, con presidente Amoroso e relatori Viganò e Antonini, hanno ritenuto ammissibile il ricorso presentato da Montecitorio contro il Collegio per i reati ministeriali e la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma. La Camera, lo scorso aprile, aveva votato per estendere a Bartolozzi lo "scudo" parlamentare che già aveva protetto il ministro Nordio, il titolare del Viminale Matteo Piantedosi e il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano.

Secondo i deputati, i giudici avrebbero dovuto chiedere l'autorizzazione a procedere anche nei confronti dell'ex capo di gabinetto, considerandola concorrente nel reato di favoreggiamento contestato al Guardasigilli o, in alternativa, responsabile di un illecito funzionalmente connesso a quello per cui Nordio era già stato salvato dal processo.

Il nodo giuridico della posizione di Bartolozzi

Al centro della questione, sollevata dalla difesa e sostenuta dall'Aula di Montecitorio, c'è il mancato riconoscimento della qualità di "soggetto laico" a Bartolozzi ai fini dell'applicazione della legge che disciplina i reati ministeriali. La tesi della Camera, che ora la Consulta dovrà vagliare nel merito, sostiene che la funzionaria avrebbe dovuto essere equiparata al ministro per la natura delle accuse, che ruotano attorno alle presunte false informazioni fornite al Tribunale dei ministri proprio sulla vicenda Almasri.

Il Collegio per i reati ministeriali, invece, aveva proceduto con l'iscrizione della Bartolozzi nel registro degli indagati senza passare dal vaglio parlamentare, ritenendo che la sua posizione non rientrasse tra quelle coperte dalla prerogativa costituzionale.

L'ordinanza n. 122 e i prossimi passaggi processuali

L'ammissibilità del conflitto di attribuzione, sancita dall'ordinanza n. 122, non anticipa però il contenuto della futura decisione, che i giudici della Consulta sono chiamati a prendere dopo aver valutato la fondatezza delle ragioni addotte dalla Camera. Nei prossimi mesi, la Corte esaminerà il merito della questione, dovendo stabilire se l'omessa richiesta di autorizzazione a procedere da parte del Collegio per i reati ministeriali e della Procura di Roma abbia effettivamente leso le prerogative costituzionali della Camera dei deputati.

La decisione, attesa dopo l'estate, avrà un peso determinante non solo per la posizione giudiziaria di Giusi Bartolozzi, ma anche per l'interpretazione dei confini dell'immunità funzionale prevista per i membri del governo e per i loro più stretti collaboratori quando agiscono in ambiti direttamente connessi all'esercizio delle funzioni ministeriali.

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