Femminicidio a Foggia, uccisa a coltellate l’ex compagna: arrestato a Roma l’uomo con il braccialetto elettronico

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Una nuova vittima si aggiunge alla lunga scia di femminicidi che continuano a macchiare il Paese. Hayat Fatimi, 46enne di origini marocchine, è stata uccisa a coltellate nella notte tra il 6 e il 7 agosto sotto casa sua, in vico Cibele, nel cuore del centro storico di Foggia. A fermare la mano del presunto assassino, Tariq El Mefedel, 47enne connazionale della donna, non sono bastate né le denunce presentate dalla vittima né il braccialetto elettronico che avrebbe dovuto monitorarne i movimenti.

La dinamica, ricostruita dalle indagini, è quella di un agguato premeditato. L’uomo, che già a maggio era stato denunciato per maltrattamenti e violenze, era sottoposto a un’ordinanza di custodia cautelare con divieto di avvicinamento, oltre al controllo tramite il dispositivo di sorveglianza. Misure che, evidentemente, non hanno impedito il peggio. Dopo aver colpito a morte la donna, El Mefedel è salito su un treno diretto a Roma, ancora con i vestiti macchiati di sangue, prima di essere intercettato dai carabinieri in piazza della Croce Rossa, dove è stato arrestato.

Il Comune di Foggia ha proclamato il lutto cittadino in vista dei funerali, mentre la magistratura ha disposto l’autopsia per accertare con precisione le circostanze dell’omicidio. Quello che emerge, però, è l’ennesimo fallimento delle tutele previste per le vittime di violenza domestica. La normativa del "codice rosso", introdotta per accelerare le indagini in casi come questo, non è riuscita a proteggere Hayat Fatimi, lasciando aperte domande sulle effettive garanzie offerte dal sistema.

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