Vaccini, il Friuli Venezia Giulia tra le prime regioni per copertura pediatrica
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Redazione Salute
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Mentre infuria il dibattito nazionale sulle vaccinazioni, che ha visto recentemente il ministro della Salute Orazio Schillaci azzerare le nomine al Nitag – il comitato tecnico che fornisce supporto al ministero – a causa delle posizioni critiche di alcuni suoi componenti sull’obbligo, il Friuli Venezia Giulia si attesta tra le regioni italiane con le migliori performance per la copertura vaccinale in età pediatrica. Un dato significativo, che emerge in un contesto particolarmente fibrillante, nel quale la copertura del 95% dei bambini rappresenta un baluardo contro il ritorno di malattie infettive gravi, come il morbillo, i cui focolai sporadici continuano a preoccupare gli infettivologi.
La legge Lorenzin, varata nel 2017, stabilisce l’obbligo per dieci vaccinazioni – difterite, tetano, pertosse, epatite B, Haemophilus influenzae tipo b, poliomielite, morbillo, parotite, rosolia e varicella – per l’accesso a scuola di bambini e adolescenti. Una misura che, nonostante le polemiche sollevate da alcune forze politiche, tra cui la Lega, che ha colto l’occasione delle dimissioni del Nitag per rilanciare la sua battaglia contro l’obbligo, viene indicata dalla scienza medica come fondamentale per la protezione della collettività.
A rafforzare questa tesi, le parole nette del professor Massimo Andreoni, direttore scientifico della Società italiana di malattie infettive, il quale, in un’intervista, ha definito “irresponsabile” qualsiasi ipotesi di abolizione dell’obbligo. “Non è un problema politico, ma di salvaguardia della popolazione”, ha dichiarato Andreoni, sottolineando come la sua esperienza lo abbia portato a vedere “tanti morti” per malattie oggi prevenibili. Un monito che va oltre la polemica contingente e si fonda su dati epidemiologici incontrovertibili.




