Ue-Australia, l’accordo di libero scambio siglato a Canberra: dazi azzerati per il 99% delle merci, ma il “prosecco” resta sotto tutela

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Dopo otto anni di negoziati, una lunga pausa di riflessione nel 2023 e un contesto geopolitico reso incandescente dal ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca, l’Unione Europea e l’Australia hanno finalmente messo la firma sull’accordo di libero scambio che le legherà per il prossimo decennio. È stato a Canberra, nel corso di una conferenza stampa congiunta, che la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e il primo ministro australiano Anthony Albanese hanno dato il via libera definitivo a un'intesa tanto attesa, capace di azzerare oltre il 99% dei dazi doganali sulle merci che attraverseranno il continente e l’isola-continente. Un’operazione, questa, che secondo le stime della Commissione dovrebbe tradursi in una crescita del 33% dell’export europeo verso l’Australia nell’arco di dieci anni, un valore annuo che si aggirerebbe intorno ai 17,7 miliardi di euro.

Materie prime critiche e carne australiana: i pilastri dell’intesa commerciale

L’architettura dell’accordo poggia su due pilastri complementari che riflettono le rispettive necessità strategiche. Da un lato, l’Unione Europea – storicamente povera di risorse minerarie – ha ottenuto un accesso privilegiato e dazi ridotti sulle materie prime critiche provenienti dall’Australia, un Paese che vanta riserve immense di alluminio, litio, manganese, nichel e terre rare. Si tratta di metalli fondamentali per la transizione energetica e per la sicurezza economica del blocco europeo, la cui dipendenza dalle importazioni è sempre stata considerata una vulnerabilità strategica. Dall’altro lato, Canberra ha visto premiata la sua insistenza sul settore agroalimentare: gli allevatori australiani potranno ora immettere sul mercato europeo quantitativi significativamente più alti di carne bovina, ovina e caprina, con contingenti tariffari che arrivano a coprire fino a 30mila tonnellate. Un meccanismo di salvaguardia bilaterale, previsto dall’intesa, consentirà comunque all’Ue di attivare misure di protezione nell’eventualità, giudicata remota, di un’improvvisa e dannosa impennata delle importazioni.

La battaglia delle denominazioni: “prosecco” e “parmesan” verso l’addio graduale

Uno dei nodi più spinosi che per anni ha paralizzato i negoziati riguardava la protezione delle indicazioni geografiche, un tema particolarmente sentito dall’Italia e dagli altri Paesi europei con una forte tradizione enogastronomica. L’accordo siglato ieri a Canberra trova una soluzione di compromesso che tutela i nomi d’origine europei, pur concedendo ampi spazi di adattamento ai produttori locali. In totale, sono 165 le indicazioni geografiche agricole e alimentari, oltre a 231 Ig per le bevande alcoliche, che entreranno sotto l’ombrello protettivo dell’intesa, tra cui figurano il Comté, l’Irish Whiskey e il Queso Manchego. Per quanto riguarda i prodotti italiani più celebri, è stato stabilito un periodo transitorio di dieci anni: allo scadere di questo termine, i produttori australiani non potranno più esportare vini etichettati come “Prosecco”. Stesso destino, seppur con tempistiche più brevi, attende altre Igp come il Pecorino romano, mentre l’uso di termini come “parmesan” sarà gradualmente limitato, in un percorso che tiene conto della storica presenza di comunità di emigranti italiani sul territorio australiano.

Difesa e sicurezza: un nuovo quadro istituzionale per la cooperazione bilaterale

L’intesa commerciale, per quanto sa, non è stata l’unica firma apposta nella capitale australiana. Parallelamente, Von der Leyen e Albanese hanno siglato una partnership dedicata alla sicurezza e alla difesa, un accordo che istituisce un quadro formale per approfondire la collaborazione in settori ritenuti nevralgici nell’attuale fase storica. La cooperazione, come spiegato nel corso della conferenza stampa, si estenderà dalla sicurezza marittima – un tema caldo in un’area come l’Indo-Pacifico sempre più contesa – alla cibersicurezza, passando per la lotta al terrorismo e il contrasto alle minacce ibride, tra cui la disinformazione. Si tratta di un passaggio significativo, che rinsalda il legame tra Bruxelles e Canberra in un momento in cui, come evidenziato dalla stessa Von der Leyen, la stabilità dell’Indo-Pacifico è diventata un interesse strategico diretto anche per l’Europa, data l’interconnessione delle catene di approvvigionamento globali.

La strategia di diversificazione economica in un mondo frammentato

Sullo sfondo di questa maxi-intesa si staglia l’ombra lunga delle politiche commerciali statunitensi e delle tensioni geopolitiche globali. La conclusione dei negoziati, arrivata dopo quasi un decennio di lavoro, è stata interpretata dagli analisti come un chiaro segnale di diversificazione strategica. L’Unione Europea, sotto la spinta della presidente Von der Leyen, ha intensificato in questi mesi la sua rete di accordi commerciali – dal Mercosur all’Indonesia – proprio per ridurre la dipendenza da singoli mercati, mentre l’Australia cerca di ampliare i propri sbocchi commerciali oltre il tradizionale rapporto con Pechino. Nelle parole della presidente della Commissione, “gestire correttamente” i rapporti con la Cina è un “imperativo strategico”, un concetto che risuona con la volontà di entrambe le parti di costruire catene di approvvigionamento più resilienti e meno esposte agli shock geopolitici.

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