Morta Anna Laura Braghetti, la brigatista che fu carceriera di Aldo Moro
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Redazione Interno
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Anna Laura Braghetti, la cui esistenza è rimasta per sempre segnata dall'aver partecipato, come militante della colonna romana delle Brigate Rosse, al sequestro di Aldo Moro, si è spenta a Roma all'età di settantadue anni, dopo un confronto prolungato con una malattia. La sua figura, che per anni è stata al centro di indagini giudiziarie e di riflessioni pubbliche, era indissolubilmente legata a uno degli episodi più luttuosi e controversi della storia nazionale, un evento che, come pochi altri, ha impresso una ferita profonda nel tessuto democratico del paese. A lei, infatti, venne attribuito il ruolo di carceriera all'interno dell'appartamento di via Montalcini, quel luogo che, secondo le ricostruzioni degli inquirenti, divenne la prigione del presidente della Democrazia Cristiana durante i cinquantacinque giorni della sua detenzione.
Il racconto degli ultimi momenti
Proprio la sua testimonianza, resa pubblica in sede processuale e poi riproposta in una puntata del programma televisivo "Mixer" nel 1998, ha consegnato alla cronaca nera i dettagli, asciutti e tremendi, degli ultimi istanti di vita di Aldo Moro. Braghetti descrisse, con un realismo che ancora oggi suscita una profonda perturbazione, le circostanze che condussero all'uccisione dello statista, rievocandone anche le parole finali. Quel resoconto, sebbene ormai noto, continua a rappresentare una fonte primaria per comprendere la dinamica, se non le motivazioni, di un delitto politico che cambiò per sempre il volto dell'Italia repubblicana.
La vita dopo la lotta armata
Arrestata nel 1980 e successivamente condannata all'ergastolo per la sua corresponsabilità in azioni di terrorismo, tra le quali figura anche l'omicidio di Vittorio Bachelet, Anna Laura Braghetti ha vissuto un percorso di trasformazione personale negli anni successivi alla carcerazione. Dopo aver ottenuto gli strumenti legali per il reinserimento, ha dirottato le sue energie verso un impegno nel sociale, dedicandosi con particolare attenzione al mondo carcerario e alle persone che versano in condizioni di marginalità. Questo suo ultimo capitolo di vita, che si è svolto lontano dai riflettori, ha mostrato un profilo differente rispetto a quello della militante rivoluzionaria.
Le reazioni e i funerali privati
La notizia della sua scomparsa ha generato reazioni contrastanti, come era prevedibile per una figura tanto divisiva. Il fratello, Gianluca Peciola, ha voluto ricordarla con un affettuoso saluto sui social network, utilizzando il vezzeggiativo "Ciao Lalla". Dall'altro lato, l'avvocato Valter Biscotti, che rappresenta le vittime del terrorismo, non ha esitato a definirla una "figura centrale delle Brigate Rosse degli anni Ottanta", sottolineando il peso storico delle sue azioni. I funerali, come annunciato dalla famiglia, si sono tenuti in forma strettamente privata, ponendo fine, in un silenzio discreto, a una vita che era stata tutto fuorché ordinaria.




