Putin ammette: la Russia ha abbattuto l'aereo azero precipitato a Natale
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Redazione Esteri
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Dopo un silenzio protrattosi per quasi un anno, un'ammissione inattesa, sebbene parziale, è giunta dal presidente russo Vladimir Putin, il quale ha riconosciuto, durante un vertice a Dushanbe con il leader azero Ilham Aliyev, le responsabilità dei sistemi di difesa russi nell'abbattimento del volo Azerbaijan Airlines precipitato il giorno di Natale del 2024 nel Mar Caspio. Un evento tragico, che causò la morte di trentotto persone, sul quale le autorità di Mosca avevano a lungo mantenuto un riserbo totale, alimentando una crisi diplomatica con Baku, la quale non aveva mai smesso di indicare nella Russia l'unica responsabile della sciagura aerea. L'incontro in Tagikistan ha rappresentato dunque il palcoscenico per un passo indietro di Putin, il quale ha scelto di affrontare direttamente la questione, tentando probabilmente di porre un argine a una frattura nelle relazioni bilaterali divenuta ormai insostenibile.
La dinamica dell'incidente
Secondo quanto ricostruito dall'inchiesta, e parzialmente confermato dallo stesso presidente russo, l'Embraer 190, in volo da Baku verso Grozny, sarebbe stato colpito non da un missile in maniera diretta, bensì da "frammenti" di due razzi contraerei esplosi a una distanza ravvicinata, stimata in circa dieci metri dal velivolo civile. I sistemi di difesa aerea russi, che in quella serata di dicembre presidiavano i cieli della capitale cecena, erano stati attivati nel tentativo di intercettare e neutralizzare dei droni ucraini, i quali, secondo le fonti di Mosca, stavano tentando di colpire obiettivi nella regione. La difesa antiaerea, nel corso di un'azione che doveva respingere una minaccia militare, ha finito così per coinvolgere, in quella che è stata definita una terribile fatalità, un aereo di linea con a bordo sessantasette persone, delle quali trentotto non sono sopravvissute all'impatto con il mare.
Le conseguenze e il percorso giudiziario
L'ammissione di Putin, sebbene costituisca un punto di svolta nelle relazioni con l'Azerbaigian, non chiude certamente il caso, che ora si sposterà inevitabilmente sul piano giudiziario e del risarcimento per le vittime e per i loro familiari. Le indagini tecniche, che hanno richiesto mesi di lavoro congiunto tra esperti russi e azeri, sono giunte a una conclusione che, seppur attesa, sancisce ufficialmente un nesso di causalità tra l'operato militare russo e la tragedia. Rimangono ora da accertare, in sede penale, le eventuali responsabilità individuali di coloro che erano ai comandi delle batterie contraeree quella notte, nonché le precise procedure operative che hanno condotto a un errore di valutazione di tale portata, in un'area dove il traffico civile era noto e regolarmente segnalato.
Il contesto regionale e le tensioni
L'incidente, che ha visto un aereo di una compagnia di uno stato considerato tradizionalmente vicino a Mosca venir abbattuto per errore, si inserisce in un quadro di tensioni regionali amplificate dal conflitto in Ucraina, il quale ha portato a un innalzamento generalizzato dello stato di allerta e dell'attività dei sistemi di difesa aerea russi in tutto il territorio nazionale. La frequenza degli attacchi con droni, che spesso prendono di mira infrastrutture anche lontane dal fronte, ha creato una condizione di permanente vigilanza, la quale, in questo specifico e drammatico frangente, ha prodotto una conseguenza non voluta ma dalle proporzioni catastrofiche. L'episodio getta una luce cruda sulle complessità e sui rischi connessi a operazioni militari condotte in prossimità di rotte aeree civili, in un momento storico di grande instabilità.




