Oleshky, il Papa chiede a Putin una tregua per salvare i civili
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Redazione Esteri
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Papa Leone XIV ha chiesto al presidente russo Vladimir Putin una tregua umanitaria per Oleshky, la città ucraina nella regione di Kherson dove circa 1.700 civili vivono intrappolati tra mine, droni e combattimenti. La richiesta è arrivata durante una telefonata del 16 ottobre 2026, partita dal Policlinico Gemelli di Roma, dove il Pontefice è ricoverato dopo un intervento chirurgico. L'obiettivo è consentire l'ingresso di alimenti e medicinali e organizzare l'evacuazione volontaria e sicura degli abitanti. Il Cremlino ha manifestato disponibilità a collaborare con il Vaticano per gli interventi di assistenza, senza tuttavia annunciare un cessate il fuoco.
La città ucraina dove anche cercare il pane può costare la vita
Prima dell'invasione russa del febbraio 2022, Oleshky contava circa 24mila abitanti. Situata sulla riva sinistra del fiume Dnipro, di fronte a Kherson, è passata sotto il controllo delle truppe di Mosca nelle prime fasi della guerra. Oggi, secondo Danielle Bell, responsabile della missione delle Nazioni Unite per il monitoraggio dei diritti umani in Ucraina, tra le persone ancora presenti ci sono 47 bambini. Una parte consistente della popolazione rimasta è costituita da anziani e persone fragili, per le quali abbandonare le proprie abitazioni è particolarmente difficile. Le stime più ampie, che comprendono anche le zone circostanti, parlano invece di circa 6mila residenti, tra cui 200 minori.
La situazione alimentare è precipitata dopo l'interruzione delle forniture regolari, che secondo le testimonianze raccolte dalla stampa internazionale risale a maggio. Gli abitanti sopravvivono utilizzando le scorte domestiche, coltivando piccoli orti e cercando prodotti ancora disponibili nei centri vicini. Mancano anche acqua corrente, elettricità e gas, mentre l'assistenza sanitaria è gravemente compromessa. Il Wall Street Journal ha documentato casi di persone costrette a nutrirsi con verdure coltivate autonomamente, conserve recuperate e perfino zuppe preparate con erbe spontanee. Alcuni tentativi di far arrivare viveri attraverso droni ucraini hanno permesso consegne limitate, insufficienti però a coprire le necessità della popolazione.
Il percorso utilizzato per raggiungere altre località è conosciuto come la strada della morte. Le carreggiate sono disseminate di ordigni esplosivi, automobili bruciate e resti dei combattimenti, mentre i velivoli senza pilota sorvegliano continuamente l'area. Reuters ha raccolto la testimonianza di una donna ferita da una mina mentre tornava da Radensk, località situata a circa 20 chilometri di distanza, dove aveva cercato generi alimentari. La stessa donna ha raccontato che altre tre persone erano state uccise pochi giorni prima lungo quel tragitto. Per chi non dispone di mezzi di trasporto, gli spostamenti richiedono ore di cammino o l'utilizzo di biciclette, con il pericolo costante di essere colpiti.
Le fughe a piedi, gli anziani e le difficoltà dei soccorsi
Tra le storie dei civili riusciti ad allontanarsi figurano quelle di Viktor e Irina, fuggiti a piedi insieme al padre ottantenne dell'uomo, trasportato su una carriola. Il loro viaggio racconta le difficoltà di chi deve abbandonare la propria casa senza poter contare su un'evacuazione organizzata e protetta. Altri sopravvissuti hanno descritto percorsi attraversati tra esplosioni e relitti, con familiari anziani rimasti indietro perché impossibilitati ad affrontare il viaggio. La BBC ha documentato anche evacuazioni effettuate con ambulanze grazie all'intervento di volontari, lungo strade sulle quali la presenza di mine rende estremamente rischioso perfino il passaggio dei veicoli di soccorso.
La crisi è aggravata dalle condizioni delle infrastrutture e dai danni accumulati durante il conflitto. Nel giugno 2023, la distruzione della diga di Nova Kakhovka provocò estese inondazioni che investirono anche questa zona, danneggiando abitazioni e rendendo ancora più precaria la viabilità. Kiev attribuì la responsabilità dell'esplosione alla Russia, mentre Mosca accusò l'Ucraina. Le immagini riprese dai droni e verificate da Reuters mostrano edifici residenziali e amministrativi devastati, strade deserte e mezzi abbandonati. Alla distruzione materiale si aggiungono le difficoltà nelle comunicazioni, che impediscono spesso agli sfollati di conoscere le condizioni dei parenti rimasti nell'area occupata.
La risposta del Cremlino e l'iniziativa diplomatica del Vaticano
La responsabilità del blocco degli aiuti è oggetto di accuse contrapposte. Il difensore civico ucraino Dmytro Lubinets ha sostenuto che Kiev aveva proposto una sospensione locale dei combattimenti e corridoi per l'evacuazione, ricevendo un rifiuto dalle autorità russe. Mosca, pur riconoscendo la gravità delle carenze alimentari e sanitarie, ha attribuito alle forze ucraine gli ostacoli alle consegne. Dopo il colloquio con il Pontefice, la presidenza russa ha dichiarato di sostenere l'iniziativa della Santa Sede per garantire la sicurezza dei residenti e l'approvvigionamento dei beni essenziali. L'intesa annunciata riguarda la cooperazione umanitaria, non un accordo formalizzato sulla sospensione delle operazioni militari.
Il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano, ha precisato che l'iniziativa della telefonata è partita direttamente dal Papa. I due interlocutori avevano già parlato il 4 giugno 2025, poco dopo l'elezione di Robert Francis Prevost, quando il Pontefice aveva sollecitato un gesto concreto a favore della pace e proposto la disponibilità del Vaticano come possibile sede di negoziati. La diplomazia pontificia ha mantenuto contatti con Mosca anche attraverso missioni specifiche: a fine agosto si era recato nella capitale russa monsignor Paul Richard Gallagher, mentre a settembre vi era stato il cardinale Matteo Zuppi per questioni umanitarie.
La conversazione si è svolta durante la convalescenza del Pontefice, operato per l'asportazione di un adenocarcinoma polmonare. Il bollettino sanitario diffuso venerdì dai medici Luigi Carbone e Stefano Margaritora riferisce che le analisi del sangue e la radiografia del torace hanno confermato un progressivo miglioramento delle condizioni generali. Proseguono le sedute di fisioterapia respiratoria e il recupero postoperatorio gli consente di svolgere autonomamente le normali attività quotidiane. Il Vaticano ha inoltre diffuso immagini della celebrazione privata della messa in ospedale. Durante il colloquio telefonico, il presidente russo ha rivolto al Pontefice gli auguri per una pronta guarigione.
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