Cristiana Girelli, la 10 dell’Italia che sogna in grande: gol, emozioni e un’eredità da scrivere
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Redazione Sport
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Mentre la nazionale femminile scrive una delle pagine più luminose della sua storia, qualificandosi per la semifinale degli Europei dopo ventotto anni, Cristiana Girelli – autrice della doppietta decisiva contro la Norvegia – si ritrova al centro di un racconto fatto di passione, scaramanzie e quei piccoli dettagli che rendono il calcio qualcosa di più di un semplice sport. «Sono venute soltanto alla prima partita con il Belgio», racconta sorridendo, riferendosi alla sorella Nicole e alle nipotine, che hanno scelto di programmare le vacanze proprio nei giorni clou del torneo, quasi a voler lasciare il campo libero a un destino già scritto.
Quello che sta accadendo in Svizzera, del resto, ha il sapore di un’impresa che va oltre le aspettative. Gabriele Gravina, presidente della FIGC, non ha usato mezzi termini definendo «straordinario» il traguardo raggiunto dalle azzurre, sottolineando come «orgoglio, qualità e determinazione» siano stati gli ingredienti di un percorso che ha riportato l’Italia tra le grandi del calcio femminile. Un cammino iniziato con la vittoria per 2-1 sulla Norvegia, dove Girelli, con la sua classe innata, ha dimostrato ancora una volta perché il numero 10 le sia cucito addosso.
Ma c’è di più. Perché se i gol parlano da soli, sono i gesti fuori dal campo a rivelare il carattere di questa squadra. Come i messaggi scambiati con Alessandro Del Piero – che di numeri 10 se ne intende – o la foto mostrata alle compagne prima della partita, un rituale ormai consolidato che sembra aver portato fortuna. E poi le lacrime in conferenza, quelle che tradiscono un’emozione troppo grande per essere contenuta. «Che abbiamo fatto un sogno che volevamo insieme», ha citato la Girelli, prendendo in prestito le parole di Jovanotti, quasi a voler racchiudere in una frase l’essenza di un gruppo che, partita dopo partita, ha costruito qualcosa di unico.




