Lo spettro dei tempi lunghi, e l’Iran si riversa in strada
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Redazione Esteri
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L’escalation militare tra Israele e Iran, che nelle ultime settimane ha superato la logica degli attacchi mirati, rischia di trasformarsi in un conflitto regionale prolungato, con conseguenze difficili da prevedere. Le dichiarazioni dei leader e le mosse sul campo lasciano intendere che l’obiettivo non sia più soltanto la neutralizzazione di singoli impianti nucleari, ma una sfida più ampia, destinata a durare. Intanto, in Iran, migliaia di persone hanno riempito le piazze dopo le preghiere del venerdì, in una manifestazione di massa contro Israele, trasmessa in diretta dalla televisione di Stato. Le immagini mostrano folle compatte non solo a Teheran, ma anche a Shiraz, Tabriz e Isfahan, in un’ondata di protesta che non si vedeva da anni.
Il premier israeliano Benjamin Netanyahu, davanti all’Assemblea generale dell’Onu lo scorso settembre, aveva già chiarito la posizione del suo governo: «Siamo in guerra per la sopravvivenza, e la scelta è tra la riconciliazione con il mondo arabo o la maledizione iraniana». Parole che oggi suonano come un preludio all’offensiva in corso. Secondo quanto riportato dal New York Times, il vero obiettivo di Israele sarebbe Ali Khamenei, la Guida suprema iraniana, di cui si starebbe valutando l’eliminazione fisica. Fonti vicine al regime di Teheran raccontano che Khamenei, consapevole del pericolo, avrebbe designato tre possibili successori nel caso in cui venisse ucciso, affidando ordini militari a collaboratori stretti per evitare di esporsi.




