La querela di Colosimo all’attivista El Sadi e l’ombra dei “depistaggi” sulle stragi
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
La presidente della Commissione parlamentare Antimafia, Chiara Colosimo, ha formalizzato una querela per diffamazione nei confronti di Jamil El Sadi, un giovane attivista di “Our Voice”. La decisione, resa pubblica dall’associazione stessa, trae origine da un intervento pubblico che il ragazzo – 27enne nato a Rimini da famiglia palestinese, oggi collaboratore del sito Antimafia2000 e residente a Palermo – ha pronunciato il 19 luglio del 2025.
Quel giorno, nel corso della commemorazione per il 33esimo anniversario della strage di via D’Amelio (cerimonia organizzata dal movimento delle Agende Rosse di Salvatore Borsellino), El Sadi aveva rivolto critiche aspre alla gestione degli approfondimenti investigativi, accusando apertamente l’istituzione che Colosimo presiede di praticare un vero e proprio “depistaggio istituzionale”.
Il video dell’attivista e l’accusa di “depistaggio”
Le parole incriminate, riprese e diffuse sui canali social della stessa associazione “Our Voice”, ritraggono El Sadi mentre si scaglia contro la volontà – a suo dire – di delegittimare la magistratura e di isolare la mattanza di via D’Amelio dal contesto più ampio delle stragi dei primi anni Novanta. “Il vostro è depistaggio istituzionale”, si sente affermare nel video, con un riferimento diretto a Colosimo e ad altri esponenti della maggioranza presenti in piazza.
Dall’associazione antimafia composta prevalentemente da studenti arriva una reazione ferma: “Abbiamo deciso di rendere pubblica questa notizia – spiegano – perché non abbiamo alcuna intenzione di arretrare. Rivendichiamo il diritto di critica politica verso chi ricopre ruoli così delicati; il confronto democratico non può essere sostituito dalle querele”. I vertici del sodalizio confidano, inoltre, nella magistratura, definita “autonoma e indipendente” proprio grazie alla vittoria del "No" al referendum sulla giustizia.
La reazione di Scarpinato e il clima politico
A raccogliere il guanto di sfida è Roberto Scarpinato, senatore del M5S ed ex procuratore generale di Palermo, una delle voci più critiche rispetto alla narrazione “ufficiale” sulla trattativa Stato-mafia. Per lui, l’azione legale contro El Sadi non è un episodio isolato, ma rappresenta “la punta dell’iceberg di una questione esplosa da quando si è insediato il governo Meloni”.
Il senatore, che in passato ha subito tentativi di estromissione dalla stessa Commissione (un tentativo che la minoranza ha definito un “killeraggio” istituzionale per mettere a tacere le voci scomode), sostiene che l’esecutivo tenti in questo modo di intimidire chi chiede ancora la verità sulle stragi del ’92 e ’93. D’altronde, già in occasione di quell’anniversario, lo stesso Salvatore Borsellino aveva ammonito le istituzioni a tenersi lontane dalla via, accusando chi cerca di “isolare la strage” per nascondere il coinvolgimento dell’eversione nera e dei servizi deviati.
I contorni della vicenda giudiziaria
La querela presentata da Colosimo non si limita a tutelare l’onore personale, ma tocca il delicato crinale tra diritto di critica (sindacalmente garantito quando esercitato nell’interesse collettivo) e l’eventuale sconfinamento nell’oltraggio o nella diffamazione aggravata dal ruolo pubblico della persona offesa. Per il momento, El Sadi risulta indagato dalla Procura di Roma, mentre l’associazione ribadisce la natura politica del proprio dissenso.
La vicenda getta una luce cruda sullo stato dei rapporti tra l’antimafia parlamentare e quella sociale: se da un lato la presidente della Commissione cerca di tutelare il proprio operato e quello dell’organo che guida, dall’altro i familiari delle vittime e i giovani attivisti denunciano un clima di chiusura, dove la richiesta di verità su capitoli ancora oscuri come l’agenda rossa e le piste deviate viene liquidata come pretestuosa se non, appunto, diffamatoria.
L’associazione “Our Voice” ha comunque assicurato che non verranno rimossi i video incriminati, sfidando apertamente la presidente Colosimo sul terreno della libertà di espressione e della memoria storica.




