Virus Nipah, il rischio mango? Bassetti: «Semplice igiene alimentare lo neutralizza»
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Redazione Salute
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Il monitoraggio globale delle malattie infettive ha riacceso i riflettori, in queste settimane, sul virus Nipah, un agente patogeno la cui gravità – data dall’elevata letalità e dalla capacità di provocare encefaliti e gravi compromissioni respiratorie – lo colloca tra le priorità di ricerca per gli organismi di sanità pubblica internazionali. Sebbene le valutazioni del Ministero della Salute italiano e dell’Organizzazione Mondiale della Sanità continuino a classificare il rischio di un’epidemia diffusa in Europa come “molto basso”, la recente segnalazione di due casi tra operatori sanitari nel Bengala Occidentale, in India, ha riaperto il dibattito sulle possibili vie di trasmissione, tra le quali figura, accanto al contatto diretto con fluidi infetti, quella alimentare legata al consumo di frutta contaminata, come i mango, da pipistrelli della famiglia Pteropodidae.
Un focolaio contenuto ma sotto stretta osservazione
Le autorità sanitarie indiane, che hanno confermato i due casi, hanno prontamente identificato e posto sotto sorveglianza quasi duecento contatti stretti, i quali, per fortuna, sono risultati al momento asintomatici e negativi ai test. Questo episodio, seppur circoscritto, riporta l’attenzione su una zoonosi la cui pericolosità è fuori discussione, considerando i tassi di mortalità che, in passato, hanno superato anche il settanta per cento in alcuni focolai. Il virus, il cui serbatoio naturale è identificato proprio nei pipistrelli frugivori, può compiere il cosiddetto “salto di specie” verso l’uomo attraverso vie dirette o, appunto, indirette, come il consumo di alimenti contaminati da saliva o urina di questi animali.
La via alimentare e le rassicurazioni degli esperti
Proprio sulla possibile trasmissione attraverso i frutti tropicali, e in particolare il mango, si è concentrata parte dell’allerta informativa successiva ai casi indiani. Tuttavia, come sottolineato da Matteo Bassetti, direttore della Clinica di Malattie Infettive del Policlinico San Martino di Genzia, il pericolo derivante dal consumo di tali alimenti è facilmente neutralizzabile. «Bastano semplici misure per evitarlo», ha dichiarato l’infettivologo, riferendosi alla fondamentale prassi di un’accurata igiene e al lavaggio della frutta, misure che, di per sé, sono sufficienti a inattivare il virus e a scongiurare il rischio, già remoto per i paesi europei data la provenienza geografica del focolaio e le modalità di approvvigionamento della filiera alimentare.
La costante vigilanza sul panorama delle minacce virali
L’episodio del Bengala Occidentale si inserisce in un contesto di vigilanza post-pandemica rafforzata, dove l’attenzione verso i patogeni emergenti o riemergenti rimane altissima, come dimostrano i sistemi di sorveglianza dell’OMS e dell’ECDC. La comparsa di focolai come quello di Nipah, seppur localizzati, serve da monito sulla necessità di mantenere robusti meccanismi di risposta rapida e di ricerca scientifica, senza per questo alimentare inutili allarmismi, soprattutto in regioni, come la nostra, dove il rischio di un’introduzione e di una diffusione autonoma del virus è giudicato estremamente marginale dalle autorità competenti.




