Donald d'Arabia: la diplomazia degli affari e le ombre sul Medio Oriente

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Mentre l’Air Force One atterrava in Arabia Saudita, Donald Trump è stato accolto da Mohammed bin Salman, il principe ereditario che ormai governa de facto il regno, su un tappeto violaceo steso per l’occasione. “Ci piacciamo veramente tanto”, ha esordito l’ex presidente americano, sottolineando da subito il tono informale di un viaggio che, tra Riyadh, Qatar ed Emirati Arabi Uniti, ha mescolato affari, mediazioni fallimentari e crisi irrisolte.

Quello che Trump ha definito un “nuovo percorso” per il Medio Oriente, durante il discorso trasmesso da Saudi Tv all’International Conference Forum, si è scontrato immediatamente con la realtà. Mentre parlava di “futuro migliore” per l’Iran, evitando toni bellicosi ma senza rinunciare alle critiche ai “leader iraniani del caos”, a Gaza gli israeliani colpivano l’ospedale di Khan Yunis. Una coincidenza che ha reso evidente la distanza tra le parole pronunciate a Riyadh e la complessità di una regione dove gli interessi economici – come quelli legati agli accordi firmati sotto gli occhi compiaciuti di MbS – spesso prevalgono sulle vere trattative diplomatiche.

“Esportare tecnologia, non terrorismo”, ha detto Trump, dipingendo un Medio Oriente trasformato in hub commerciale. Ma il viaggio, più che avviare una svolta, ha confermato dinamiche già note: il sostegno americano all’Arabia Saudita, nonostante le tensioni con l’Iran, e la volontà di riposizionarsi come attore chiave negli equilibri energetici. Intanto, la visita in Qatar, altro snodo cruciale per il gas, è passata in secondo piano rispetto alle operazioni militari israeliane, che hanno riportato l’attenzione su un conflitto mai sopito.

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