Trump a Riyadh, tra fast-food e accordi miliardari: il viaggio che conferma i legami con l’Arabia Saudita
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Redazione Esteri
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Donald Trump, nel suo primo viaggio ufficiale del secondo mandato, ha scelto l’Arabia Saudita, confermando un’intesa che va oltre la diplomazia e sfiora la complicità. A Riyadh, dove il presidente è stato accolto con un McDonald’s mobile montato su un rimorchio a due piani – decorato con il logo in arabo e inglese –, il clima è apparso subito informale, quasi familiare. Il fast-food, posizionato vicino al Media Oasis, il centro stampa dedicato all’evento, ha suscitato curiosità, anche se non è chiaro se fosse destinato a Trump o al suo entourage.
«Mi piaci troppo», ha detto il presidente rivolto al principe ereditario Mohammed bin Salman durante il «Forum saudita-americano per gli investimenti», una dichiarazione che ha fatto il giro del web. I due, seduti in poltrone dorate tra i tappeti lilla dei palazzi reali, hanno mostrato un’affinità evidente, nonostante le ombre sul principe saudita, legato – secondo la CIA – all’omicidio del giornalista Jamal Khashoggi nel 2018. Trump ha definito Bin Salman «il rappresentante più forte» del regno e l’Arabia Saudita «uno dei grandi partner» degli Stati Uniti, aggiungendo con una battuta: «Se non mi piacesse, me ne sarei già andato».
Ma oltre ai sorrisi e alle battute, il viaggio ha prodotto accordi concreti. I due leader hanno firmato una «partnership economica strategica», con Riyadh pronta a investire 600 miliardi di dollari negli Stati Uniti. Tra gli affari annunciati dalla Casa Bianca spicca il «più grosso accordo» per la vendita di armi nella storia tra i due Paesi: 142 miliardi di dollari in missili, addestramento e tecnologia. A questo si aggiungono contratti per infrastrutture, la vendita di 30 Boeing, e intese su minerali critici, spazio ed energia.




