Francesca dimessa dopo 224 giorni, l'ultima sopravvissuta di Crans-Montana lascia il Niguarda
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Redazione Interno
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Sono giorni, quelli che hanno segnato il ritorno a casa di Francesca, che portano il segno di una rinascita misurata in interventi chirurgici e notti passate in terapia intensiva. Dopo 224 giorni di ricovero e oltre cinquanta interventi, la studentessa diciassettenne del liceo Virgilio di Milano ha finalmente varcato la soglia della propria abitazione il 13 agosto, chiudendo un capitolo drammatico iniziato quella notte di Capodanno quando il locale Le Constellation di Crans-Montana è stato avvolto dalle fiamme.
Lei, che era l'ultima dei dodici pazienti lombardi ricoverati al Centro Ustioni del Niguarda a essere dimessa, si è letteralmente giocata la vita su quelle montagne svizzere, riportando ustioni che coprivano il 70 per cento della superficie corporea.
La notte del rogo e il primo soccorso
Il bilancio di quella notte, tra il 31 dicembre e il primo gennaio, è rimasto impressionante per la sua crudezza: quarantuno vittime e centoquindici feriti, una strage che ha sconvolto la comunità sciistica e che ha messo a dura prova i sistemi di emergenza di due nazioni. Francesca, in quel frangente, era stata trovata dai genitori in uno stato di choc profondo nel bar antistante il locale, con gli abiti ridotti a brandelli e la voce rotta dalla domanda che nessun padre o madre dovrebbe mai sentire: «Sono morta?».
Le cure iniziali presso l'ospedale di Sion si sono rivelate immediatamente insufficienti per la gravità delle sue condizioni, tanto da rendere necessario il trasferimento in elicottero verso Milano, dove è stata intubata e sedata per consentire ai medici di affrontare l'emergenza più critica.
Il lungo percorso di cura al Niguarda
L'equipe del Centro Ustioni, diretta dal professor Antonio Mariani, ha seguito la ragazza in un percorso che si è snodato attraverso oltre cinquanta interventi chirurgici, tra innesti cutanei e procedure ricostruttive, affrontando le complicanze tipiche delle grandi ustioni e gestendo le infezioni che mettevano costantemente a rischio la sua sopravvivenza.
Il suo caso, insieme a quello degli altri undici pazienti lombardi rientrati in Italia, ha rappresentato una delle prove più complesse per la struttura milanese, che ha dovuto coordinare le risorse per garantire un'assistenza continuativa a pazienti con percentuali di superficie ustionata che andavano dal 30 all'80 per cento.
La ragazza, uscendo dall'ospedale, ha raccontato al Corriere della Sera di sentire questa data come «una seconda data di nascita, un altro compleanno», sottolineando come quel rientro a casa fosse stato sudato giorno dopo giorno, tra le sedute di fisioterapia dolorose e la lenta riconquista dei movimenti.
Le dichiarazioni e il significato del ritorno
«Questa uscita la voglio dedicare ai ragazzi che non ci sono più», ha dichiarato Francesca con la voce ancora segnata dall'emozione, nel momento in cui ha lasciato la stanza d'ospedale per l'ultima volta. Il governatore lombardo Attilio Fontana e l'assessore al Welfare Guido Bertolaso hanno accolto la notizia come la chiusura di un cerchio che per mesi aveva tenuto in ansia le famiglie e l'intera regione, con Bertolaso che ha ricordato la promessa fatta ai genitori all'indomani del rogo: fare tutto il possibile per riportare a casa i loro figli.
Adesso, per Francesca, inizia la fase più lunga del recupero, quella che i medici definiscono il "rientro alla normalità", un percorso fatto di visite di controllo, riabilitazione e progressivo reinserimento nella vita quotidiana, che la vedrà impegnata a ritrovare quelle piccole abitudini che per mesi le sono state precluse, a cominciare dal semplice gesto di ordinare del sushi, come ha confessato con un sorriso appena varcata la porta di casa.
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