La guerra economica di Trump contro l’Iran e il corridoio segreto nello Stretto di Hormuz

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Donald Trump alza la posta nel conflitto contro la Repubblica Islamica dell'Iran, annunciando quella che ha definito come l'operazione economica più devastante mai intrapresa nei confronti di una singola nazione. Un’escalation che arriva mentre, stando a quanto rivelato da funzionari statunitensi al portale Axios, l’esercito americano avrebbe già messo in atto una manovra parallela di natura logistica: l’istituzione di un corridoio di navigazione segreto in entrata e uscita dallo Stretto di Hormuz, finalizzato a garantire il transito quotidiano di milioni di barili di petrolio.

Una mossa che, se da un lato testimonia la volontà di scongiurare il collasso dei flussi energetici globali, dall’altro si inserisce perfettamente nella logica di un braccio di ferro che non accenna a risolversi sul terreno puramente militare.

L’annuncio di Trump e la risposta di Teheran

La dichiarazione è arrivata direttamente dal profilo Truth Social del presidente americano, il quale ha sottolineato come la sua amministrazione avesse offerto all’Iran un'opportunità irripetibile per giungere a un accordo, opportunità che però non sarebbe stata colta. «Pertanto», ha scritto Trump, «oggi annuncio l'operazione economica più devastante mai intrapresa contro un Paese».

Il riferimento è a una stretta che mira a un isolamento su scala senza precedenti, una sorta di blocco finanziario e commerciale che nelle intenzioni della Casa Bianca dovrebbe esercitare una pressione tale da costringere Teheran a un ripensamento strategico.

La reazione iraniana non si è fatta attendere: l'agenzia semiufficiale Tasnim ha bollato l’annuncio come una prosecuzione della già “fallimentare campagna di massima pressione” già sperimentata in passato, definendo le parole del presidente americano come enfatiche e quantomeno esagerate rispetto alla reale efficacia di uno strumento già ampiamente testato senza gli esiti sperati.

Il corridoio segreto per il petrolio attraverso Hormuz

Mentre le dichiarazioni pubbliche accendevano il dibattito politico, dietro le quinte l’apparato militare statunitense avrebbe già attivato un dispositivo operativo di notevole rilevanza strategica. Secondo quanto ricostruito da Axios, due funzionari americani hanno confermato l’esistenza di un corridoio di navigazione istituito silenziosamente per garantire il transito delle petroliere attraverso lo Stretto di Hormuz, uno dei punti nevralgici per il commercio petrolifero mondiale.

In quello che viene descritto come un «successo notevole», nonostante la guerra nel suo complesso sia ancora in una fase di stallo, tra le 15 e le 20 petroliere entrerebbero e uscirebbero dallo Stretto ogni notte, sfruttando un canale meridionale che costeggia le acque dell’Oman. Un flusso costante che, secondo le stime, consentirebbe di spostare milioni di barili di greggio al giorno, scongiurando di fatto il rischio di un’interruzione improvvisa delle forniture che avrebbe conseguenze devastanti sui prezzi energetici a livello globale.

Lo scenario europeo e il possibile allargamento del conflitto

A complicare ulteriormente il quadro, già estremamente teso, si aggiungono le rivelazioni del Financial Times, secondo cui Teheran starebbe seriamente valutando l’ipotesi di colpire obiettivi militari statunitensi in Europa nel caso in cui Trump dovesse spingersi oltre con le ostilità. Le forze iraniane avrebbero analizzato la possibilità di attaccare infrastrutture situate in Bulgaria, un Paese che lo scorso mese ha concesso l’autorizzazione all’utilizzo della propria base aerea di Bezmer per le operazioni di rifornimento in volo degli aerei statunitensi.

Un’altra opzione sul tavolo sarebbe rappresentata da Cipro, isola del Mediterraneo orientale che da anni rappresenta un avamposto logistico per le potenze occidentali. Un'eventuale azione su uno di questi due fronti segnerebbe un’estensione geografica del conflitto, portando la contrapposizione direttamente alle porte dell’Europa e trasformando la partita a scacchi tra Washington e Teheran in una crisi con implicazioni per l’intera alleanza atlantica.

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