Opec aumenta produzione di 188mila barili al giorno, ma il petrolio resta sulla carta

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La riunione in videoconferenza, convocata per domenica 2 agosto, ha ufficializzato l'ennesimo incremento della produzione di petrolio da parte dei sette paesi del gruppo Opec+ che fanno capo ad Arabia Saudita e Russia. L'aumento, pari a 188mila barili al giorno a partire dal prossimo settembre, completa sulla carta il recupero dei tagli volontari decisi nell'aprile 2023, per un totale di 1,65 milioni di barili al giorno che tornano teoricamente a disposizione del mercato.

Ma la guerra in Medio Oriente, con lo Stretto di Hormuz di fatto chiuso ai commerci e gli impianti petroliferi presi di mira dagli attacchi, trasforma questa decisione in un atto perlopiù simbolico, destinato a rimanere senza effetti concreti finché il conflitto non si placherà.

L'accordo del Gruppo dei Sette

A siglare l'intesa sono stati i ministri dell'Energia di Arabia Saudita, Russia, Iraq, Kuwait, Kazakistan, Algeria e Oman, sette paesi che già nell'aprile e nel novembre del 2023 avevano annunciato aggiustamenti volontari alla produzione. Il gruppo, che inizialmente contava otto membri, ha perso gli Emirati Arabi Uniti lo scorso maggio, usciti dall'accordo dopo anni di frizioni sui limiti imposti dal cartello.

L'incremento di 188mila barili, spalmato tra i vari paesi, vede Arabia Saudita e Russia aumentare la loro produzione di 62mila barili al giorno ciascuna, mentre l'Iraq contribuirà con 26mila barili, il Kuwait con 16mila, il Kazakistan con 10mila, l'Algeria con 6mila e l'Oman con 5mila.

Nel corso della riunione, i sette paesi hanno ribadito il loro impegno collettivo a garantire la piena conformità alla Dichiarazione di cooperazione e hanno confermato l'intenzione di compensare integralmente qualsiasi volume sovraprodotto a partire da gennaio 2024. La prossima riunione, già calendarizzata per il 6 settembre, servirà a decidere i livelli di produzione per ottobre, anche se gli analisti prevedono che l'Opec+ manterrà la produzione sostanzialmente invariata fino alla fine dell'anno, in vista delle trattative per il ricalcolo delle quote nel 2027.

Quando il petrolio in più resta solo un'ipotesi

La decisione di aumentare la produzione, per quanto tecnicamente formalizzata, si scontra con una realtà geopolitica che rende di fatto impraticabile l'incremento. La guerra scoppiata il 28 febbraio tra Stati Uniti e Israele da un lato e l'Iran dall'altro ha paralizzato lo Stretto di Hormuz, il collo di bottiglia attraverso il quale transita la maggior parte delle esportazioni di petrolio del Golfo Persico.

Gli attacchi alle infrastrutture petrolifere, i blocchi navali e le tensioni militari hanno ridotto drasticamente il flusso di greggio, con oltre 160 petroliere rimaste bloccate nell'area nei primi cento giorni di conflitto e i prezzi del Brent che hanno superato i 90 dollari al barile a fine luglio, prima di un recente ritracciamento sotto gli 83 dollari.

Il Comitato ministeriale congiunto di monitoraggio (JMMC), riunito nella stessa giornata, ha espresso preoccupazione per gli attacchi alle infrastrutture energetiche, sottolineando che il ripristino della piena capacità produttiva è un'operazione costosa e lunga, che incide sulla disponibilità complessiva di greggio.

In questo contesto, l'aumento di 188mila barili resta un esercizio teorico: le quote assegnate ai paesi, come quelle per la Russia (9,949 milioni di barili al giorno) o per l'Arabia Saudita (10,47 milioni), superano ampiamente la produzione effettiva, che a giugno era rispettivamente di 8,928 e 6,84 milioni di barili al giorno.

La sfida della normalità e le quote del 2027

L'incremento di settembre completa la graduale eliminazione dei tagli volontari, un processo iniziato nel 2025 e proseguito mese dopo mese nonostante le crescenti difficoltà di approvvigionamento. L'obiettivo dichiarato è quello di preparare il terreno per quando la guerra finirà: una volta ripristinata la normalità nei flussi di esportazione, i paesi dell'Opec+ potranno aggiustare al rialzo le loro quote e rifornire adeguatamente un mercato che ha visto le scorte globali ridursi in modo significativo.

Ma per ora, come ha osservato Jorge León, analista di Rystad Energy, la decisione cambia poco a breve termine, perché Hormuz resta bloccato e il vero impatto si vedrà solo quando i flussi normali riprenderanno.

Guardando avanti, gli analisti ritengono probabile che l'Opec+ sospenda ulteriori aumenti nel quarto trimestre, in attesa di negoziare le nuove quote per il 2027. La defezione degli Emirati Arabi Uniti, avvenuta lo scorso maggio, ha già alimentato speculazioni su una possibile lotta per le quote di mercato all'interno del gruppo, mentre paesi come l'Iraq hanno manifestato l'intenzione di incrementare significativamente la produzione non appena le condizioni lo consentiranno.

La riunione del 6 settembre, con ogni probabilità, servirà a confermare il trend dei mesi precedenti: aumenti sulla carta, petrolio che resta in attesa di tempi migliori e un mercato che continua a guardare con apprensione verso il Golfo Persico.

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