La rivisitazione di "Cime Tempestose" tra polemiche e marketing: un classico riscritto per l'era dei social
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Cultura e Spettacolo
-
La nebbia dello Yorkshire, quel paesaggio aspro e malinconico che fa da sfondo alla tormentata passione tra Heathcliff e Catherine, si dissolve in una nuova, discutibile atmosfera. Arriva infatti, puntuale per San Valentino, la trasposizione cinematografica firmata da Emerald Fennell, un'operazione che molti definiscono senza mezzi termini un "Frankenstein" concettuale. L'adattamento, che si annuncia come «la più grande storia d’amore di tutti i tempi», sembra infatti aver tradito l'anima originaria del romanzo di Emily Brontë, sostituendola con una miscela di estetica gothic pop, espliciti riferimenti sessuali e una regia che strizza l'occhio al linguaggio veloce dei reel di Instagram. Si assiste, in pratica, a uno snaturamento dell'opera, dove le atmosfere cupe e complesse del testo letterario cedono il passo a una rappresentazione che qualcuno giudica sterile e svilente, un mero esercizio di stile che sperpera risorse e profondità narrativa.
Il method dressing di Margot Robbie domina la promozione
Mentre le polemiche sul merito artistico della pellicola infuriano, l'attenzione del pubblico viene catturata da un aspetto innegabilmente riuscito: la campagna di promozione orchestrata intorno alla protagonista femminile. Margot Robbie, che interpreta Catherine, ha infatti trasformato ogni apparizione pubblica in una lezione di "method dressing", portando l'interpretazione del personaggio fin sul red carpet. I suoi look, ispirati a un Ottocento rivisitato con estro contemporaneo, hanno infatti "spaccato l'Internet", come si suol dire, inanellando una serie di abiti ricercati che vanno dagli abiti Chanel a dettagli gotici come anelli con teschi, creando una narrazione visiva parallela al film che da sola ha alimentato dibattiti e curiosità.
L'indotto commerciale: dal pudding di chia all'açai branded
L'operazione commerciale legata al film, del resto, non si limita alla moda e sfocia apertamente nel merchandising più variegato e talvolta bizzarro. L'appetito per questo "Cime Tempestose" pop, in attesa della data d'uscita del 12 febbraio, viene infatti soddisfatto anche attraverso partnership con brand del food. È il caso della collaborazione con l'azienda Oakberry, che ha lanciato la bowl di açai ufficiale ispirata al film, un prodotto che trasforma simbolicamente l'iconica protagonista in un "pudding di chia". Una mossa che, al di là del gusto, evidenzia la volontà di permeare ogni aspetto della vita quotidiana dello spettatore, trasformando un classico della letteratura in un fenomeno di consumo onnicomprensivo.
Un adattamento che divide e riflette il suo tempo
Al di là delle singole iniziative di marketing, ciò che resta è un film che, fin dalle prime anticipazioni, si presenta come un oggetto culturale profondamente divisivo. La scelta di inserire elementi espliciti di erotismo, fino a ricordare per alcuni tratti certe atmosfere del fenomeno "Cinquantasfumature", appare come un tentativo di attualizzazione forzata che rischia di umiliare la complessità psicologica dei personaggi bronteani. L'operazione della Fennell, nel suo insieme, sembra quindi rispecchiare un'epoca in cui la rilettura dei classici deve fare i conti con le esigenze dell'intrattenimento visivo immediato e con le logze pervasive del branding, sollevando questioni non banali sul confine tra omaggio, reinvenzione e tradimento dell'opera originaria.




