“Cime tempestose”, la guida alla scoperta delle location del film

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Chiediamo scusa ai nostri amici e alle nostre famiglie, ma per un po’ le nostre personalità saranno quelle di Cime tempestose. Vale a dire che la maggior parte di noi passerà le giornate a intrecciarsi i capelli con nastri, a lavorare l’impasto del pane con fervore, a sospirare e a struggersi e, idealmente, a vagare per la brughiera alla ricerca di Jacob Elordi. L’ultimo punto della lista, però, richiede un vero viaggio nelle Yorkshire Dales, lo splendido parco inglese scelto come epica cornice tanto per il romanzo gotico di Emily Brontë quanto per il suo appassionante adattamento cinematografico firmato da Emerald Fennell, che ha scatenato un fenomeno di “set-jetting” destinato a crescere nelle prossime settimane -1.

Le valli e le miniere abbandonate, dove la natura diventa scenografia

Le riprese, svolte tra la fine di gennaio e l’inizio di aprile del 2025, si sono concentrate principalmente nello Yorkshire Dales National Park, un’immensa distesa di valli e brughiere che nel film non fa da semplice sfondo ma diventa essa stessa un personaggio, forse il più importante -8-10. La troupe ha lavorato in particolare a Swaledale e Arkengarthdale, valli caratterizzate da un paesaggio brullo e potentemente suggestivo, dove il vento sembra non placarsi mai e la luce cambia continuamente pelle. Tra i luoghi più riconoscibili, spiccano i resti della Old Gang Smelt Mill, un impianto per la lavorazione del piombo risalente al 1846, oggi monumento tutelato, che appare già nelle prime sequenze del film quando una carrozza trainata da cavalli attraversa la valle -1-5. In quelle rovine industriali, con la loro alta ciminiera che squarcia il cielo grigio, Fennell ha trovato la perfetta materializzazione dell’anima aspra e malinconica che voleva per la sua pellicola.

Più a nord, nella valle di Arkengarthdale, il villaggio di Langthwaite e la vicina strada campestre di Bouldershaw Lane sono stati utilizzati per una delle immagini già diventate iconiche, quella che ritrae Margot Robbie nei panni di Catherine Earnshaw, con un abito da sposa e il velo al vento mentre cammina in un campo desolato -5. Gli attori, durante le settimane di lavorazione, hanno soggiornato al Simonstone Hall Hotel, una struttura che ha visto Margot Robbie e Jacob Elordi condividere le cene con gli altri ospiti per oltre due settimane, un dettaglio che restituisce l'idea di un set vissuto in totale immersione -1. E proprio Elordi, parlando con Fandango, ha raccontato la potenza quasi mistica di quei luoghi, spiegando come osservare il tramonto sulla brughiera nei panni di Heathcliff facesse sembrare di percepire nell’aria l'eco dell'amore creato da Bronté due secoli prima -1-10.

La costruzione della psiche, tra studio e scenografie naturali

Se gli esterni sono stati girati interamente nei paesaggi ventosi dello Yorkshire, gli interni delle due dimore rivali, Wuthering Heights e Thrushcross Grange, sono stati ricostruiti negli Sky Studios Elstree, nell’Hertfordshire -10. La scenografa Suzie Davies, già due volte candidata all'Oscar, ha lavorato a un concept che supera il semplice realismo storico: le sue architetture non ricostruiscono l'Ottocento, ma piuttosto la memoria deformata che di quell'epoca può avere un'adolescente -8. Ne è un esempio la cosiddetta “skin room” a Wuthering Heights, una stanza con pareti che sembrano costruite sull'epidermide di Cathy, trasformando lo spazio in una diretta emanazione della sua identità tormentata. Anche i materiali scelti, come le applique a forma di mani o i pavimenti rossi, seguono una logica più affettiva che filologica, creando un contrasto netto con la simmetria algida e i riflessi laccati di Thrushcross Grange, che rappresenta invece la società e le sue regole normalizzanti -8.

La produzione ha anche ottenuto l'accesso alla storica Knole House, nel Kent, una dimora seicentesca che nel film diventa il luogo della comunità e della gerarchia sociale, l'opposto della libertà selvaggia della brughiera -8. Non si tratta, però, di una semplice contrapposizione geografica: il film suggerisce che i personaggi non abitano semplicemente delle case, ma abitano piuttosto delle condizioni emotive, e che il paesaggio non si limita ad accompagnarli ma li precede e li supera, determinando i loro destini molto prima che loro stessi possano sceglierli. Margot Robbie stessa ha descritto la brughiera come una presenza fisica, quasi minacciosa, capace di invadere gli interni e di impedire qualsiasi neutralità, un elemento che sporca gli abiti e rende vano ogni tentativo di riparo -8.

Un boom turistico trainato dal desiderio e dalla memoria letteraria

L'uscita nelle sale, avvenuta il 12 febbraio per la distribuzione Warner Bros., ha già innescato un'ondata di visitatori provenienti da Canada, Germania e Stati Uniti, tutti desiderosi di calcare gli stessi sentieri percorsi dal cast -1-2. Le istituzioni locali si stanno attrezzando: Visit North Yorkshire ha messo in homepage un itinerario di due giorni dedicato alle location del film, promosso con lo slogan “where longing meets North Yorkshire’s rugged heights”, un tentativo di incanalare il flusso di appassionati che vogliono vedere dal vivo i crinali dove Cathy e Heathcliff hanno dato vita alla loro ossessione -1. Parallelamente, rimane centrale l'attrattiva di Haworth, il villaggio vicino Bradford dove le sorelle Brontë vissero e scrissero, e dove oggi il Brontë Parsonage Museum continua ad accogliere pellegrinaggi letterari, rafforzati dall'eco del nuovo adattamento -1.

Non mancano, ovviamente, le controversie, tipiche del resto di ogni operazione che osi rimettere mano a un classico. Se da un lato il pubblico sembra diviso tra chi apprezza la lettura più esplicitamente erotica e sensoriale di Fennell e chi invece rimpiange la complessità corale del romanzo, la critica più aspra ha riguardato fin dall'inizio le scelte di casting, con Margot Robbie giudicata troppo bionda e dall'aspetto troppo “pulito” per la mora e pallida Catherine descritta da Brontë, e Jacob Elordi al centro delle polemiche per il cosiddetto “whitewashing” di un personaggio che nel libro viene descritto come “gitano” e dalla pelle scura -2-7. Ma la regista, forte della sua cifra stilistica già sperimentata in Una donna promettente e Saltburn, ha sempre dichiarato di non voler realizzare una copia fedele, bensì una versione filtrata dal ricordo e dall'immaginazione, un’operazione che lei stessa ha definito impossibile se pensata in termini di mera trasposizione -6. E in questa operazione, il paesaggio dello Yorkshire resta l'unico elemento su cui nessuno sembra avere nulla da eccepire, perché è lì che la tempesta, sia essa emotiva o atmosferica, trova la sua forma più autentica e necessaria.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.