"Cime tempestose" secondo Emerald Fennell: la tempesta si scatena sulla brughiera, ma è un'altra storia

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Nelle sale italiane dal 12 febbraio, distribuito da Warner Bros, l’attesissimo “Cime tempestose” di Emerald Fennell, con Margot Robbie e Jacob Elordi, arriva preceduto da un clamore che raramente si associa a un classico ottocentesco, e non potrebbe essere altrimenti, data la scelta della regista di non realizzare una trasposizione fedele, bensì una vera e propria rilettura, una distillazione personale e volutamente anacronistica del romanzo di Emily Brontë. Fin dalle prime inquadrature, con quelle virgolette nel Titolo che compaiono anche nei poster, la Fennell mette in guardia lo spettatore: ciò che vedrà non è la storia di sempre, o meglio, lo è solo in parte, filtrata attraverso il ricordo di una lettura adolescenziale e, come lei stessa ha dichiarato, attraverso il desiderio che accadessero cose che nel libro non sono mai successe. Un’operazione coraggiosa, che ha spaccato la critica in due tronconi, dividendola tra chi ne esalta la potenza viscerale e chi invece ne lamenta la sostanziale evaporazione della complessità morale del testo sorgente.

La sottrazione come metodo: la seconda generazione cancellata e l’assenza di Hindley

La differenza più sostanziale, e per molti versi la più dirompente, riguarda la struttura narrativa: Fennell taglia via completamente quella che nel romanzo è la seconda generazione, ossia l’intera parte che segue la morte di Catherine e che vede al centro la figlia Cathy, Hareton Earnshaw e il malaticcio Linton Heathcliff. Non c’è traccia, in questa versione, dei complotti matrimoniali orchestrati da Heathcliff per impossessarsi di Thrushcross Grange, né del percorso di riscatto e di educazione sentimentale che porta i due giovani superstiti a ricucire, seppur faticosamente, lo strappo generazionale. Sparisce, di conseguenza, un personaggio chiave come Hindley Earnshaw, il fratello di Catherine -9. Nel libro è proprio la sua crudeltà, dopo la morte del padre, a degradare Heathcliff a servo, innescando il meccanismo di rivalsa e vendetta; senza di lui, il motore delle azioni del protagonista maschile perde una delle sue ragioni fondanti, spostando l’asse del conflitto quasi esclusivamente sulla sfera passionale.

Corpi, desiderio e ambiguità sociale: un Heathcliff meno “altro” e una Cathy più fiera

Se nel romanzo Heathcliff è un personaggio avvolto da un’ambiguità quasi perturbante, descritto come un trovatello dalla pelle scura, percepito come diverso e per questo respinto, la versione di Fennell, affidata a Jacob Elordi, ne fa un anti-eroe romantico, perfettamente leggibile secondo i codici contemporanei del desiderio, decisamente più glamour e meno conflittuale sul piano dell’identità razziale -1-5. La regista, che già in “Saltburn” aveva esplorato le dinamiche di classe, sembra qui aver scelto di concentrare il conflitto quasi unicamente sullo scarto sociale, rendendo Heathcliff meno un enigma e più un desiderabile, oggetto e soggetto di uno sguardo patinato. Parallelamente, la Catherine di Margot Robbie, sebbene più adulta rispetto alla teenager del romanzo, viene restituita in tutta la sua forza selvaggia: non una ragazzina capricciosa, ma una donna consapevole del proprio desiderio e della propria ambivalenza morale, capace di scegliere Edgar Linton non per puro calcolo, ma come errore di calcolo emotivo dettato da una forma di lucida follia -1-9. La Robbie ha sottolineato come, insieme alla regista, abbiano cercato la ferocia del personaggio, la sua componente egoista e tormentata, distaccandosi dalle interpretazioni più sognanti del passato -4.

Estetica ipermoderna e sonorità pop: la brughiera come paesaggio dell’anima

Sul piano visivo, la pellicola abbandona qualsiasi velleità di realismo storico per abbracciare un’estetica che è stata definita “Gothic Modern”: le scenografie di Suzie Davies costruiscono spazi quasi onirici, come quella stanza le cui pareti traspirano come pelle umana, a simboleggiare lo stato d’animo dei personaggi -5. La fotografia di Linus Sandgren, già visto in “La La Land”, gioca su contrasti violenti e colori saturi, trasformando la brughiera in un paesaggio mentale, fatto di vento, nebbia e luci fredde che avvolgono i due amanti in un abbraccio mortifero. I costumi di Jacqueline Durran, mescolando epoche diverse, raccontano la metamorfosi dei personaggi: Cathy passa dai tessuti ruvidi dell’infanzia agli abiti strutturati e luminosi di Thrushcross Grange, per poi scivolare in tonalità più cupe man mano che la sua volontà si sgretola. La colonna sonora, con brani originali di Charli XCX, contribuisce a rompere definitivamente la quarta parete temporale, ancorando la storia a una sensibilità pop contemporanea che amplifica l’impatto emotivo ma allontana ulteriormente l’opera dalla sua matrice ottocentesca -4-5.

Le reazioni del pubblico e la questione della fedeltà

La reazione del pubblico e della critica, come prevedibile, non si è fatta attendere e si è polarizzata immediatamente -1. Da un lato, c’è chi apprezza la coerenza autoriale di Fennell, la sua capacità di riforgiare un classico attraverso l’incandescenza del proprio immaginario, rendendolo accessibile e persino trendy grazie alla potenza virale di TikTok; dall’altro, i puristi non hanno risparmiato stroncature, accusando il film di aver snaturato il cuore politico e razziale del romanzo, di averlo “sbiancato” e addomesticato per assomigliare più a un romanzo rosa contemporaneo che a una tragedia greca ambientata nello Yorkshire -5. Resta il fatto che l’operazione, nella sua radicalità, ha riportato “Cime tempestose” al centro del dibattito culturale, dimostrando che un libro del 1847 può ancora generare discussioni e, complice la scintilla della passione carnale tra Robbie ed Elordi, trainare il botteghino proprio nel weekend di San Valentino. Un’appropriazione consapevole, più che un tradimento, che lascia aperta, per volontà della stessa regista, la porta a un ipotetico sequel: data la densità del materiale escluso, un “Più tempestose” non è del tutto da escludere -3.

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