Cime tempestose a San Valentino? Il film di Emerald Fennell è un caso di recensioni (e di polemiche) destinato a dividere

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Con l'arrivo nelle sale nel weekend di San Valentino, l’adattamento di Cime tempestose firmato da Emerald Fennell, che vede Margot Robbie e Jacob Elordi nei panni rispettivamente di Catherine Earnshaw e Heathcliff, ha scatenato un dibattito critico talmente acceso da travalicare i consueti confini della recensione cinematografica, trasformandosi in un caso culturale che divide pubblico e addetti ai lavori, alimentato anche dalla concomitante riscoperta del romanzo di Emily Brontë da parte delle giovani generazioni sui social media, in particolare su TikTok -3. La regista, premio Oscar per la sceneggiatura di Una donna promettente, ha infatti realizzato un’opera dichiaratamente personale e volutamente anacronistica, come del resto suggeriscono le stesse virgolette apposte al Titolo nei materiali promozionali, a sottolineare che si tratta di una rilettura soggettiva e non di una trasposizione filologica del capolavoro del 1847 -7. Il risultato è un film che, nella sua estetica barocca e nella sua carica sensuale esplicita – lontana anni luce dalla sottrazione e dall’oscurità gotica del romanzo – ha ricevuto accoglienze polarizzate, con punte di entusiasmo e stroncature feroci.

L’accoglienza della critica tra entusiasmo e stroncature

Da un lato, non sono mancate le voci che hanno elogiato l’operazione di Fennell per la sua audacia e la sua potenza visiva, definendola, come ha fatto David Sims su The Atlantic, un’esperienza cinematografica “carnale e scoppiettante”, un melodramma “gonfio, provocatorio, immerso in colori ablativi e tragicamente risonante”, secondo il giudizio di The Hollywood Reporter -1-9. Questa fazione di critici, in gran parte americana, sembra apprezzare la torsione in chiave pop e ipercontemporanea che la regista imprime alla storia, quasi fosse la materializzazione visiva della passione adolescinale suscitata dalla lettura del libro, dove il desiderio represso diventa finalmente esplicito e la tensione erotica, nel romanzo solo sotterranea, esplode in scene di fisicità prorompente -8. Dall’altro lato, la critica britannica si è dimostrata ben più feroce e, per certi versi, impietosa. Le recensioni negative parlano di un’opera “sorprendentemente vuota” e “vagamente addomesticata” come ha scritto Clarisse Loughrey su The Independent, che nel suo giudizio con una sola stella paragona il film a un “fiacco romanzo rosa”, mentre il Times lo liquida come “vapid” e “awful”, rimproverando a Fennell una mancanza di nerbo e una certa “wobbliness of conviction”, una esitazione nella resa della tragicità profonda del romanzo, finendo per risultare “extravagantly superficial” nelle parole del New Yorker -1-9.

Il dibattito sulla fedeltà e le scelte di casting

Al centro della bufera, oltre allo stile iperrealista e alle musiche di Charli XCX che contribuiscono a creare un’atmosfera volutamente fuori dal tempo, ci sono le scelte di casting e l’approccio stesso all’adattamento, che Fennell ha più volte difeso come personale e necessario per restituire la “risposta primordiale” che il libro dovrebbe provocare -3-7. La decisione di affidare il ruolo di Heathcliff a Jacob Elordi, attore bianco di origine australiana, ha riaperto un dibattito annoso e complesso sulla presunta origine del personaggio, descritto dalla Brontë come un “zingaro dalla pelle scura”; se alcune letture contemporanee vedono nella sua alterità etnica il motore dell’esclusione sociale che subisce, la regista ha invece spostato l’accento sulla differenza di classe, tema a lei caro e già esplorato in Saltburn, scegliendo di non rendere la questione razziale un elemento centrale della sua narrazione -5-7. Inoltre, l’età degli attori, con Margot Robbie trentaquattrenne e Jacob Elordi ventottenne, è stata oggetto di critiche da parte di chi avrebbe preferito due interpreti più giovani e vicini all’adolescenza dei personaggi nella prima parte del romanzo, sebbene la storia dell’adattamento cinematografico sia piena di esempi analoghi, come Laurence Olivier e Merle Oberon nella celebre versione del 1939 -5. Fennell, concentrando la narrazione principalmente sulla tormentata relazione della prima generazione e arrivando fino alla morte di Catherine, taglia di netto l’intera seconda parte del romanzo, quella incentrata sui figli e sulla speranza di una redenzione, per consegnare allo spettatore un dramma passionale puro, privo di quella struttura a scatole cinesi e di quel cupio dissolvi che invece rendono unico e inquietante il testo originale -4-9.

La riscoperta del romanzo e l’equivoco generazionale

Paradossalmente, proprio le polemiche e la macchina promozionale del film, con i suoi due protagonisti star globali e la sua estetica curatissima, hanno innescato un fenomeno di ritorno al classico senza precedenti negli ultimi anni, facendo balzare Cime tempestose ai vertici delle classifiche di vendita e innescando una vivace discussione su #BookTok, dove giovani lettori si confrontano con la complessità della scrittura della Brontë e con la sua struttura narrativa volutamente confusa e priva di un narratore onnisciente, una scelta stilistica che all’epoca sconcertò la critica vittoriana e che ancora oggi può disorientare -4-8. Lungi dall’essere un segnale di incapacità di comprensione, come qualcuno ha frettolosamente liquidato, questo spaesamento è forse il primo, autentico approccio a un’opera che di rassicurante non ha nulla, abitata da personaggi feroci, incapaci di evolversi e animati da sentimenti distruttivi, lontanissima dall’idea di una storia d’amore edificante o da quella di “più grande storia d’amore di tutti i tempi” con cui il trailer del film l’ha pubblicizzata -8. L’equivoco di fondo, insomma, è proprio questo: prendere per romance ciò che romance non è, leggere in chiave di couple goals un rapporto tossico e di dipendenza reciproca, scambiare per desiderio romantico quello che è pura ossessione demoniaca, e forse è proprio in questo cortocircuito tra la letteratura e la sua ricezione contemporanea, mediata dai social e dall’immaginario estetizzante di Fennell, che si gioca la partita più interessante di questo controverso e discusso ritorno sulle Cime tempestose.

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