"Cime tempestose" di Emerald Fennell, un esordio da blockbuster tra gli incassi record e le polemiche sul casting
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Cultura e Spettacolo
-
L’operazione era chiara fin dall’annuncio, e i primi numeri al botteghino americano – dove il film ha incassato 3 milioni di dollari nelle sole anteprime di giovedì 12 febbraio, per una stima di weekend che oscilla tra i 40 e i 50 milioni complice la lunga pausa del President’s Day – sembrano dare ragione alla strategia di Emerald Fennell -5. La regista premio Oscar, che aveva già abituato il pubblico a un cinema irriverente e visivamente straripante da Promising Young Woman a Saltburn, confeziona una rilettura del classico di Emily Brontë che non cerca certo la fedeltà filologica, quanto piuttosto un impatto emotivo e sensoriale immediato, quasi violento. Lo si capisce dalle scelte anacronistiche, a partire dalla colonna sonora che innesta synth-pop di Charli XCX sulle brughiere inglesi, e lo si evince dalla volontà dichiarata di mettere tra virgolette il Titolo stesso, “Wuthering Heights”, a sottolineare che si tratta di una interpretazione, non di una rievocazione museale -1-6. E se il film, costato 80 milioni di dollari, ha già superato gli incassi globali totali dei precedenti lavori della regista, deve gran parte del suo successo anche a una macchina promozionale che ha trasformato ogni premiere in un evento di stile e narrazione parallela -5.
A catalizzare l’attenzione, ancor prima delle polemiche sulla resa del personaggio di Heathcliff, è stato il method dressing di Margot Robbie, ormai una cifra stilistica consolidata per l’attrice. Alla première mondiale di Los Angeles, Robbie si è presentata nei panni di una Cathy Earnshaw gotica e modernissima, indossando un abito Schiaparelli haute couture che dal velluto nero sfumava in un rosso fuoco, quasi a voler simboleggiare la passione divorante del romanzo -4-9. Ma il dettaglio che ha fatto sognare i fan è stata la collana: un gioiello Cartier da 8 milioni di dollari, il celebre diamante Taj Mahal appartenuto a Elizabeth Taylor, regalatole da Richard Burton. Un ciondolo a forma di cuore che reca incisa la frase “L’amore è eterno” in lingua parsi, e che lega indissolubilmente la pellicola a un’altra storia d’amore tempestosa e leggendaria di Hollywood -4-9. Una scelta curatoriale che trasforma il red carpet in un prologo del film, dove la moda diventa strumento per raccontare l’ossessione amorosa, e che ha visto Jacob Elordi, nei panni di Heathcliff, rispondere con un minimalismo scuro e austero, completando un quadro visivo studiato nei minimi particolari -9.
Tuttavia, l’ombra delle controversie ha accompagnato il progetto fin dalla sua genesi, in particolare per la scelta di Elordi, attore bianco e dall’aspetto patinato, per interpretare Heathcliff. Nel romanzo del 1847, il personaggio viene descritto come un “zingaro dalla pelle scura”, abbandonato bambino nei bassifondi di Liverpool, e molti lettori e critici hanno visto in questa ambiguità etnica il fondamento delle discriminazioni subite -3-8. La critica cinematografica Clarisse Loughrey, su X, aveva tuonato: “Qualcuno ha effettivamente letto il libro prima di decidere questo casting?”, mentre la dottoressa Claire O‘Callaghan, della Brontë Society, aveva ricordato come oggi si abbia “una responsabilità diversa nella rappresentazione culturale” -6-8. La regista, da parte sua, ha sempre ribadito di essere ossessionata dal testo fin dall’adolescenza, quasi a voler rivendicare il diritto di una lettura personale e non ortodossa, forte anche del precedente del 2011, quando Andrea Arnold scelse l’attore nero James Howson per lo stesso ruolo -6-8.




