Quali paesi sicuri, in giro il destino delle persone

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Le due guerre che insanguinano Gaza e l’Ucraina, oltre a provocare immani sofferenze, rischiano di stravolgere gli equilibri geopolitici sanciti dal diritto internazionale sotto l’egida dell’Onu, con conseguenze difficilmente prevedibili. Ma mentre l’attenzione mediatica si concentra su questi scenari, altre tragedie, non meno gravi, continuano a consumarsi lontano dai riflettori. Migliaia di persone, in fuga da conflitti, violenze, povertà e dagli effetti sempre più devastanti del cambiamento climatico, perdono la vita durante viaggi disperati. Secondo i dati dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni, il 2024 ha segnato un triste primato: 8.938 vittime lungo le rotte migratorie, di cui 2.452 nel Mediterraneo, tra cui 120 minori.

In questo contesto, l’Italia si trova al centro di un braccio di ferro giuridico e politico con la Corte di Giustizia europea riguardo alla gestione dei rimpatri. Il governo, riaffermando il protocollo sull’immigrazione, ha deciso di riattivare le procedure accelerate per i rinvii verso i Paesi d’origine considerati sicuri, nonostante la parziale bocciatura arrivata da Lussemburgo. La posizione di Roma, in linea con quella della Commissione europea, punta a definire una lista chiara di quei territori dove, secondo le autorità, sarebbe possibile rimandare indietro i migranti senza violare i diritti fondamentali.

Ma la Corte di Giustizia europea ha stabilito che spetta ai tribunali nazionali valutare, caso per caso, se un Paese possa essere ritenuto effettivamente sicuro, invalidando così i rimpatri decisi unilateralmente dalle forze di polizia o dai governi quando non supportati da un’analisi giurisdizionale. Una sentenza che ha scatenato polemiche, soprattutto dopo le dichiarazioni del segretario generale dell’Associazione nazionale magistrati, Rocco Maruotti, il quale ha ribadito che “la legge può prevedere criteri generali e astratti, ma spetta sempre a un giudice verificare la loro applicabilità nel caso concreto”.

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