L’inferno di fuoco in Dalmazia, le immagini dai Canadair e il bilancio degli incendi in Croazia

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Volano a bassa quota, rasentando le cime degli alberi e le pareti rocciose, mentre il fumo si alza denso e nero davanti al loro muso; i Canadair dell’aviazione croata stanno affrontando uno degli incendi più distruttivi che la Dalmazia abbia mai conosciuto, e le riprese diffuse dal ministero della Difesa di Zagabria offrono una prospettiva tanto spettacolare quanto drammatica della battaglia contro le fiamme, che da giorni stanno divorando la vegetazione lungo la costa adriatica, alimentate da raffiche di vento che rendono ogni tentativo di contenimento estremamente pericoloso.

La lotta dal cielo tra Lokva Rogoznica e Omiš

Tra i fronti più caldi sui quali sono intervenuti i mezzi aerei delle forze armate croate, con un impiego massiccio di velivoli antincendio e supporto logistico da terra, c'è senz'altro quello che si estende tra Lokva Rogoznica e Omiš, una cittadina turistica che si affaccia sull'Adriatico e che proprio in questi giorni sta pagando un prezzo altissimo in termini di vite umane e danni materiali.

Le riprese effettuate dall'interno del velivolo, con il finestrino che inquadra il paesaggio sfigurato e le vampate che si levano dal sottobosco, sono diventate il simbolo di un'estate segnata dal caldo record e dalla siccità prolungata, condizioni che ormai da settimane favoriscono lo scoppio di roghi in tutta Europa, dalla Francia alla Spagna fino alla Grecia, ma che in questa porzione di Balcani occidentali hanno assunto un'intensità paragonabile a quella dei peggiori disastri naturali degli ultimi decenni.

Il bilancio drammatico: una vittima e decine di feriti

Le autorità croate non hanno esitato a definire questo evento come uno dei più gravi incendi boschivi mai registrati nella storia del paese, e i numeri parlano da soli: una donna di 34 anni ha perso la vita, travolta dalle fiamme mentre probabilmente cercava di mettersi in salvo, e almeno 40 persone sono attualmente ricoverate in vari ospedali della regione dalmata, con sette di queste che versano in condizioni critiche a causa delle ustioni riportate, un dato che tiene alta la tensione tra i soccorritori e i familiari delle vittime.

Oltre al tragico tributo umano, l'incendio ha costretto all'evacuazione circa 1.200 residenti e turisti, che nelle ore più concitate sono stati trasferiti in zone sicure mentre i pompieri lottavano notte e giorno per impedire che le fiamme raggiungessero i centri abitati più densamente popolati, e la battaglia sulle colline a sud della costa di Spalato è proseguita senza sosta per l'intera notte, con i Canadair che hanno effettuato ripetuti lanci di acqua e ritardanti di fiamma in condizioni di visibilità ridotta e turbolenza estrema.

Il ritorno dei residenti tra le macerie

Passata l'emergenza più acuta, i residenti hanno cominciato a fare ritorno nelle proprie abitazioni e nelle attività commerciali della zona, ma per molti di loro il quadro che si è presentato al rientro è stato devastante: nella vicina località di Borak, in particolare, alcune famiglie hanno trovato le proprie case e i propri beni completamente distrutti dalle fiamme, con la fuliggine che copre ogni superficie e i tetti crollati su mobili e ricordi ridotti in cenere; anche nella stessa Omiš, dove il fuoco è ormai domato, il fumo continua a salire da alcuni punti delle colline circostanti, a

Testimonianza di un territorio che continuerà a bruciare sottotraccia per giorni, mentre i vigili del fuoco restano impegnati nel monitoraggio delle zone ancora calde e nelle operazioni di bonifica per scongiurare nuove ripartenze, con i danni a ettari di vegetazione e a strutture private che sono già stati definiti ingenti ma che solo nei prossimi giorni potranno essere quantificati con esattezza, in un contesto di emergenza climatica che, come sottolineano gli esperti, rende sempre più frequenti episodi di questa portata sull'intero bacino del Mediterraneo.

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