Hyundai scommette (ancora) sull’idrogeno e la nuova Nexo fa 826 km senza una spina

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Da Milano la casa coreana, che questa tecnologia la mastica da quasi trent’anni, ha appena messo sul piatto la terza generazione della sua suv a celle combustibili, la Nexo. Un’auto che, a guardarla bene, non somiglia affatto a quelle che abbiamo imparato a chiamare “elettriche”. Perché qui di batteria, nel senso classico del termine, non si parla: i serbatoi si riempiono di H2 in cinque minuti, e l’autonomia dichiarata – 826 chilometri nel ciclo WLTP – la allinea di fatto alle migliori diesel di lunga percorrenza, senza però emettere una molecola di CO₂.

Un’infrastruttura che fino a ieri non esisteva, oggi apre il nord-ovest

Chi ha provato a guidare una fuel cell in Italia, fino a qualche settimana fa, conosceva bene il paradosso. Potevi rifornirti solo a Bolzano o a Mestre: due punti, entrambi al nord-est, e il resto della penisola era di fatto off limits. Ma il quadro è cambiato proprio con il debutto della nuova Nexo, presentata alla stazione di Rho, un’infrastruttura nata dal progetto di Milano Serravalle e del gruppo FNM. Non più due, dunque, ma una rete che adesso si allunga in Lombardia e Piemonte, e permette a questo suv di muoversi senza ansia da ricarica. Una svolta, per quanto ancora geograficamente limitata, che rende finalmente praticabile l’idrogeno su un asse Torino-Milano e da lì verso l’Europa, dove le colonnine H2 sono già più fitte.

Pro e contro di una tecnologia che non vuole mollare la presa

La nuova Nexo non è un’auto per tutti, e lo si capisce subito dal listino: 72.600 euro, una cifra che la sposta di netto verso flotte aziendali o utenti molto motivati. La guida, però, è quella tipica del meglio dell’elettrico: fluida, silenziosa, progressiva. Dentro, un doppio display curvo da 12,3 pollici domina la plancia, e il bagagliaio arriva a 510 litri. Poi ci sono i dettagli divisivi, come gli specchietti digitali: scenografici, ma senza quella profondità di campo che l’occhio umano, abituato allo specchio fisico, fatica a digerire. Il vero nodo, semmai, resta la rete di rifornimento: ancora pochissime stazioni, anche se non più soltanto due, e un’autonomia straordinaria che senza colonnine a idrogeno diventa, di fatto, inutilizzabile.

Hyundai e quel primato del 2013 che nessuno le ha mai tolto

Non è una novità dell’ultimo minuto, per la casa coreana, la scommessa sulle celle a combustibile. Nel 2013, primo brand al mondo, mise in produzione di serie un’auto FCEV. Da allora ha continuato a sviluppare il sistema su più fronti: non solo autovetture, ma anche camion, treni e persino impianti fissi. La Nexo di terza generazione non è un esperimento, ma l’evoluzione di una catena di montaggio che ormai sa fare il salto di qualità. E il fatto che arrivi in Italia proprio mentre si aprono nuove stazioni di rifornimento, per quanto circoscritte al quadrante nord-occidentale, non sembra affatto un caso. Piuttosto, una prova generale.

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