Vinitaly 2025, tra dazi americani e nuovi riconoscimenti: la Calabria brinda con il Cirò Docg

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Redazione Interno Redazione Interno   -   A Verona si è aperta la 57esima edizione del Vinitaly, un’edizione che riflette le tensioni economiche globali ma conferma la vitalità del settore. Con 4.000 aziende espositrici distribuite in 18 padiglioni e buyer provenienti da 140 Paesi, il salone del vino si conferma un appuntamento irrinunciabile, nonostante le incertezze legate ai dazi imposti dagli Stati Uniti – ancora in vigore dall’era Trump – che non hanno scoraggiato la partecipazione degli operatori americani.

Quello del vino resta un comparto cruciale per l’Italia, con un impatto sull’economia che supera l’1% del Pil e dà lavoro a quasi un milione di persone. Tra le regioni che brillano, la Calabria si è ritagliata uno spazio centrale, presentandosi con 93 produttori, di cui 80 dedicati al vino e 13 tra distillati e liquori. Ma il vero traguardo, che ha acceso gli entusiasmi, è l’ufficializzazione della Docg per il Cirò rosso, il massimo riconoscimento qualitativo per un vino italiano, ottenuto dopo anni di attesa.

Anche le Marche hanno fatto il loro ingresso in forza, con oltre 110 cantine in mostra e la visita istituzionale dei ministri Lollobrigida, Giuli e Ciriani, accompagnati dal presidente Acquaroli. Un segnale politico che sottolinea l’importanza strategica del settore, mentre gli operatori guardano con attenzione al mercato statunitense, dove i dazi restano un ostacolo ma non frenano l’interesse degli importatori.

Novità assoluta di quest’anno è lo "0 Alcohol Cocktail Bar", spazio dedicato alla mixologia alcohol-free, che raddoppia gli espositori rispetto al 2024, con 35 realtà provenienti anche da Canada e Olanda. Un’iniziativa che risponde alla crescente domanda di alternative no-low, con 14 vini selezionati da 8 aziende, a dimostrazione di come il settore stia evolvendo verso nuove tendenze di consumo.

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