Ferrari nel deserto: l'incubo stagione e il nodo freni che divide il muretto
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Redazione Sport
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Un silenzio assordante, rotto solo dal ruggito delle monoposto avversarie, è ciò che caratterizza questa stagione 2025 per la Scuderia Ferrari, la quale, dopo aver lottato fino all'ultimo respiro per il titolo Costruttori nell'anno precedente, si ritrova ora in un deserto di risultati, aggrappata a un secondo posto nel mondiale che appare sempre più precario. Le ambizioni, più che legittime sulla scorta di un 2024 concluso a soli quattordici punti dalla vetta, si sono infrante contro una realtà fatta di zero vittorie e di una SF-25 che, nonostante gli aggiornamenti tecnici introdotti nella fase centrale del campionato, non ha mantenuto le promesse. L'introduzione di un fondo e di una sospensione posteriore modificata, attesa come la soluzione per riconquistare competitività, non ha prodotto i miglioramenti sperati, innescando invece una parabola discendente che dalla salda seconda posizione ha portato la squadra verso una deriva negativa, mentre la McLaren, al contrario, ha già celebrato il suo trionfo con largo anticipo.
Il caso Singapore: un finale da incubo e le voci di un contrasto
La fotografia più cruda di questa crisi operativa è stata scattata nel Gran Premio di Singapore, dove le due SF-25 hanno vissuto un calvario, in particolare nella gestione dell'impianto frenante. Charles Leclerc, costretto sin dai primi giri a una cauta gestione della vettura attraverso il lift and coast, e Lewis Hamilton, protagonista di un ultimo giro surreale, hanno messo in luce una vulnerabilità tecnica divenuta ormai insostenibile. Hamilton, con una vettura che non rallentava più, ha perso oltre quaranta secondi nell'ultima tornata, dovendo addirittura tagliare diverse curve pur di condurre la monoposto al traguardo, in una sequenza di immagini che hanno fatto il giro del mondo e che, stando a quanto trapelato, avrebbero scatenato un acceso battibecco sul muretto pit tra il team principal Fred Vasseur e l'ingegnere di pista Matteo Togninalli.
Le spiegazioni di Togninalli: l'errore di simulazione e la smentita sulle tensioni
A dipanare la matassa, intervenendo proprio sulle dinamiche di quella gara asiatica, è stato lo stesso Matteo Togninalli, il quale ha fornito una spiegazione tecnica precisa, attribuendo il disastro ai freni a una scelta troppo aggressiva nelle impostazioni. "Siamo stati troppo aggressivi con i freni", ha ammesso Togninalli, spiegando che l'errore, compiuto in fase di simulazione prima dell'evento, ha portato a sottovalutare le sollecitazioni estreme del tracciato cittadino. Quanto alle voci di un litigio con Vasseur, le ha categoricamente smentite, ridimensionando quei momenti di tensione a un normale confronto tecnico in una situazione di gara critica. La strategia per il prossimo appuntamento in Messico, ha assicurato, sarà improntata a una maggiore prudenza, per evitare il ripetersi di simili cedimenti.
L'esecuzione, la parola chiave di una crisi annunciata
È proprio il concetto di "esecuzione", tuttavia, a rappresentare il nodo centrale della questione Ferrari. Se in teoria essa dovrebbe corrispondere all'attuazione impeccabile di un piano meticoloso, nei fatti si è trasformata nell'incapacità cronica di esprimere il potenziale che la monoposto, almeno sulla carta, possiede. Questo divario tra le aspettative e la realtà in pista sta erodendo non solo i punti in classifica, ma anche la solidità di un progetto che sembra aver perso la sua strada, lasciando intravedere, dietro ai problemi tecnici, una fragilità di fondo che va ben oltre un singolo componente.




