La telefonata di Trump a Hijri e il piano della Cia: cosa si muove al confine tra Iran e Iraq

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Nella serata di mercoledì, alcune testate internazionali, tra cui Fox news e l’israeliana i24News, avevano parlato di un attacco via terra condotto dalla Coalizione delle forze politiche del Kurdistan (Cpfik) nella parte occidentale dell’Iran. Un’offensiva che, stando a quelle prime ricostruzioni, sarebbe stata supportata da israeliani e statunitensi. Tuttavia, a fronte di queste indiscrezioni, fonti curde e ufficiali iracheni hanno smentito che vi sia stato un attraversamento del confine da parte dei peshmerga. La situazione, piuttosto, appare in una fase di preparazione più complessa e articolata.

La Casa Bianca, secondo quanto riferito da Axios e confermato da altre agenzie, avrebbe contattato direttamente i leader curdi sia iracheni che iraniani. Il presidente Donald Trump, in particolare, avrebbe avuto un colloquio telefonico domenica con Massoud Barzani e Bafel Talabani, rispettivamente a capo del Partito Democratico del Kurdistan e dell'Unione Patriottica del Kurdistan in Iraq, per discutere degli sviluppi del conflitto e del ruolo che la regione autonoma potrebbe giocare. Un secondo contatto, ben più significativo, sarebbe avvenuto martedì tra Trump e Mustafa Hijri, il leader del Partito Democratico del Kurdistan Iraniano (Pdki), una delle principali fazioni di opposizione in esilio. La portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, pur confermando le comunicazioni con i leader curdi relativamente alla presenza di una base americana nel nord dell'Iraq, ha definito “completamente false” le voci secondo cui il presidente avrebbe già dato il via libera a un piano dettagliato per armare e lanciare un'insurrezione curda.

Eppure, dietro le quinte, la macchina dell'intelligence sembra muoversi da tempo. La Cnn, citando diverse fonti a conoscenza dei piani, ha rivelato come la Cia stia portando avanti un programma, avviato prima dell'attuale guerra, volto a fornire armi leggere ai curdi iraniani. Un avamposto dell'agenzia sarebbe già operativo nel Kurdistan iracheno, non lontano dal confine con l'Iran, in una regione dove sono presenti anche truppe della coalizione anti-Isis. L'idea, secondo un funzionario statunitense, non sarebbe tanto quella di innescare una conquista militare da parte dei curdi – impossibile data la disparità di forze e l'assenza di armi pesanti – ma piuttosto di creare il caos, seminare il disordine e impegnare le forze di sicurezza iraniane, in particolare i pasdaran, su un nuovo fronte. L'obiettivo strategico, come spiegato da una fonte curda, sarebbe quello di permettere alla popolazione inerme delle grandi città di scendere in piazza e protestare, evitando una repressione sanguinosa come quella avvenuta durante le sommosse dello scorso gennaio.

Le fazioni curde, che contano migliaia di combattenti addestrati dislocati nei campi lungo la linea di confine, hanno recentemente seppellito l'ascia di guerra. Lo scorso 22 febbraio, cinque gruppi principali – tra cui il Pdki di Hijri, il Partito per la libertà del Kurdistan (Pak), il Partito per la vita libera del Kurdistan (Pjak), Komala e Khabat – hanno costituito una coalizione, unificando le proprie forze nella lotta al regime di Teheran. Un funzionario del Pjak ha dichiarato a i24News che i propri uomini hanno già iniziato a posizionarsi all'interno dei confini iraniani, in particolare nella regione montuosa dello Zagros, approfittando del ritiro di alcune unità iraniane dalla città di frontiera di Marivan. Parallelamente, funzionari del Pak hanno riferito di aver spostato i propri effettivi più vicino al confine, pronti a un eventuale via libera. Una decisione definitiva, a quanto apprende la Reuters da fonti vicine al dossier, non è ancora stata presa, così come non sono chiari i tempi di un'eventuale operazione su larga scala.

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