Le sorelline ritrovate, la zia in lacrime: "Volevo fare un favore". E la nonna attacca in diretta tv

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La tensione che si respirava nello studio di "Storie Italiane" mercoledì 24 giugno era palpabile, quasi un cortocircuito emotivo scaturito da una vicenda familiare che ha dell'incredibile. Da una parte la nonna, Maria Mastroianni, che non ha trattenuto la sua rabbia e il suo dolore, dall'altra la zia, la donna che per quattordici giorni ha tenuto nascoste le due sorelline, Alisya e Sarah Di Giacinto, di 12 e 16 anni, sottraendole alla casa famiglia di Civitella Alfedena.

La donna, visibilmente scossa e in lacrime, ha cercato di difendere la propria posizione di fronte alle telecamere, spiegando che il suo gesto, che ora è al centro di un'indagine per sequestro di persona, sarebbe stato dettato da un'intenzione tutt'altro che malvagia. «Volevo fare un favore», ha ripetuto tra i singhiozzi la zia, cercando di giustificare un'azione che ha scatenato un putiferio giudiziario e mediatico, mentre la nonna, con il volto segnato dalla preoccupazione per le nipoti e per la figlia Valentina D'Acunto, ora in carcere, non le ha risparmiato parole al vetriolo.

L’attacco della nonna e la difesa in lacrime della zia

Maria Mastroianni, ospite della trasmissione condotta da Eleonora Daniele, ha scelto di farsi portavoce di un'opinione che in molti, seguendo la vicenda, si saranno fatti. Le sue parole, rilasciate anche al Corriere della Sera, hanno tracciato un netto discrimine tra chi, a suo avviso, ha agito nel giusto e chi no. «In questa storia i buoni sono finiti dentro, mentre i cattivi stanno fuori», ha dichiarato la nonna, rivolgendosi implicitamente alla zia e a chiunque altro abbia favorito la scomparsa delle nipoti.

Una frecciata che in diretta televisiva ha trovato il suo bersaglio principale, con la zia che, di fronte all'accusa implicita di essere tra i "cattivi" che sono rimasti in libertà, non ha potuto fare altro che piangere e ribadire la sua buona fede, seppur malriposta.

La donna ha spiegato di aver agito spinta da un desiderio di protezione, sebbene le modalità con cui ha sottratto le minori alla struttura affidataria abbiano innescato un meccanismo giudiziario che ora vede coinvolti la madre Valentina D’Acunto, il compagno Vincenzo Esposito e il nonno Marco D’Acunto, finiti tutti sul registro degli indagati con l'ipotesi di reato di sequestro di persona.

Il ruolo di Eleonora Daniele e lo sfogo in diretta

In uno studio televisivo dove le emozioni viaggiano a filo di pelle, la conduttrice Eleonora Daniele ha assunto un ruolo che va oltre la semplice mediazione. Con il suo stile diretto e la sua consueta capacità di gestire il dramma umano in diretta, la Daniele si è schierata, prendendo posizione in maniera chiara e netta. La conduttrice, ascoltando il racconto della nonna e le difese della zia, ha finito per dare ragione alla prima, comprendendo il profondo stato d'animo di una madre e nonna che vede la propria famiglia dilaniata da una scelta tanto estrema.

La scelta di Eleonora Daniele di schierarsi, in un momento così delicato, ha dato ulteriore peso alle parole di Maria Mastroianni, quasi a legittimare il dolore di chi si sente vittima di un'ingiustizia, mentre la zia, in lacrime, continuava a ripetere di aver sbagliato solo per eccesso di zelo, un tentativo maldestro di fare un favore che si è trasformato in un incubo giudiziario per tutta la famiglia.

Il ritrovamento e il ruolo dell’assessora: “Le ho abbracciate e fatte sentire protette”

Domenica sera, quando i carabinieri hanno fatto irruzione nell'appartamento al quarto piano di un complesso di case popolari alla periferia di Formia, le due sorelline si sono chiuse a riccio, non volevano lasciare il loro rifugio. «Vogliamo stare con la mamma», hanno ripetuto, rifiutando qualsiasi contatto con gli agenti. A farle sciogliere è stata l’assessora ai servizi sociali di Minturno, Ilaria Pelle, che è riuscita a creare un ponte emotivo con le due ragazzine.

«Le ho abbracciate e fatte sentire protette», ha raccontato l’assessora, spiegando come, con pazienza e delicatezza, sia riuscita a convincerle a uscire da quella stanza. Un intervento umano che ha permesso di chiudere una vicenda di quattordici giorni di ricerche, evitando che la situazione degenerasse ulteriormente. Un ruolo, quello dell'assessora Pelle, che si è rivelato decisivo nel traghettare le minori dalla clandestinità alla luce, consentendo loro di ricominciare un percorso che, seppur lontano dalla madre, è quantomeno legale e protetto.

Le indagini e la ritrattazione della zia: “Potevano fuggire”

Sul fronte giudiziario, la posizione della zia è già oggetto di un ripensamento. A ventiquattro ore dall'interrogatorio di garanzia che coinvolge Valentina D’Acunto, Vincenzo Esposito e Marco D’Acunto, la donna ha ritrattato la sua versione, cercando di sdrammatizzare la gravità dell'accusa di sequestro di persona. «Potevano fuggire», ha dichiarato, tentando di dimostrare che le sorelline non erano effettivamente prigioniere, ma semplicemente ospiti.

Una linea difensiva che cerca di smontare l'impianto accusatorio, mentre la Procura prosegue le indagini per fare piena luce su una vicenda che ha dell'incredibile. La pista delle dieci sim intestate a due cittadini pakistani e l'ipotesi di una fuga all'estero sono solo alcuni dei tasselli che gli inquirenti stanno cercando di ricomporre, mentre le due sorelline, dopo quattordici giorni di buio, cercano di ritrovare una parvenza di normalità, lontane dalla madre che dal carcere ha fatto sapere: «Vogliono stare con me».

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