Sorelle ritrovate, oggi l'interrogatorio dei tre fermati: Valentina D'Acunto, il padre Marco e il compagno Vincenzo Esposito in tribunale
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Redazione Interno
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Si presenta oggi un passaggio cruciale nell'inchiesta sulla scomparsa e il successivo ritrovamento delle due sorelle di Civitella Alfedena. Alle 9.30, presso il Tribunale di Sulmona, sono previsti gli interrogatori di garanzia di Valentina D'Acunto, della madre delle minori, del padre di lei, Marco D'Acunto, e del compagno della donna, Vincenzo Esposito. Tutti e tre sono attualmente detenuti e accusati, a vario titolo, di sequestro di persona aggravato in concorso, in relazione all'allontanamento di Sarah e Alisya Di Giacinto dalla casa famiglia in cui si trovavano.
L'udienza di oggi rappresenta il primo atto formale del procedimento penale a carico del nucleo familiare, chiamato a rispondere delle proprie azioni davanti al giudice.
Il dramma della madre e le parole in carcere
Valentina D'Acunto, che si trova nella casa circondariale di Teramo, ha incontrato nei giorni scorsi la garante dei detenuti della Regione Abruzzo, Monia Scalera. In quell'occasione, la donna ha ribadito con forza il suo desiderio di rivedere le figlie, dichiarando: «Voglio rivedere le mie figlie al più presto, voglio stare con loro, loro vogliono stare con me». La garante ha descritto la donna come «provatissima», sottolineando tuttavia come sia circondata dalla solidarietà delle altre detenute che la supportano e non la lasciano mai da sola.
Al momento del ritrovamento, avvenuto domenica sera in un appartamento di Formia, le due sorelline si erano chiuse a riccio, rifiutandosi inizialmente di lasciare il loro rifugio e ripetendo di voler stare con la madre. A convincerle a uscire è stata l'assessora ai servizi sociali di Minturno, Ilaria Pelle, che è riuscita a guadagnarsi la loro fiducia abbracciandole e facendole sentire protette.
La strategia della famiglia e le indagini della Procura
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, la scomparsa delle due ragazze, avvenuta nella notte tra il 6 e il 7 giugno, non sarebbe stata un gesto improvvisato. L'inchiesta, coordinata dalla Procura di Sulmona, ha delineato l'esistenza di un piano accuratamente orchestrato per sottrarre le minori dalla struttura protetta e nasconderle in un appartamento di una parente a Formia, dove sono rimaste per quasi due settimane.
Le indagini hanno rivelato che il giorno prima della scomparsa, la madre avrebbe ricevuto telefonate da numeri di telefono intestati a persone inesistenti, schede SIM acquistate illegalmente a Napoli, utilizzate poi per comunicare e organizzare la fuga. Il fermo dei tre indagati è scattato al termine di una complessa attività investigativa che ha incluso intercettazioni telefoniche e l'analisi dei tabulati, portando alla luce una rete di complici ancora in parte da identificare.
Il nonno e il compagno della madre, detenuti nel carcere di Sulmona, avrebbero mostrato un atteggiamento di incredulità di fronte all'epilogo della vicenda, quasi come se non avessero compreso la gravità delle azioni commesse.
Il ritrovamento e il ruolo della zia
Il blitz dei carabinieri nell'appartamento di Formia, situato in un complesso di case popolari alla periferia della città, ha posto fine a quattordici giorni di ricerche che avevano mobilitato ingenti risorse e tenuto col fiato sospeso l'opinione pubblica. Le due sorelle sono state trovate in buone condizioni di salute.
La zia materna, che le aveva ospitate e che è stata successivamente indagata a piede libero, ha raccontato di essere stata coinvolta suo malgrado, dichiarando di aver agito per il bene delle bambine, che secondo lei dovevano stare con la madre e non con il padre. Tuttavia, gli inquirenti stanno valutando anche il suo ruolo all'interno del contesto più ampio del sequestro, mentre le minori sono state trasferite in una struttura protetta.
Le ripercussioni legali e il futuro delle sorelle
Oggi, l'interrogatorio di garanzia rappresenta un momento decisivo per Valentina D'Acunto, Marco D'Acunto e Vincenzo Esposito, che avranno l'opportunità di fornire la loro versione dei fatti e chiarire le loro responsabilità. La loro posizione legale è già compromessa dalle pesanti accuse di sequestro di persona aggravato, un reato che prevede pene severe.
Inoltre, la vicenda ha già avuto un impatto significativo sul piano civile: l'avvocato Giuseppe D'Amici ha recentemente rinunciato al mandato difensivo di Valentina D'Acunto, e la responsabilità genitoriale delle due bambine è stata riaffidata al padre, Stefano Di Giacinto. Le sorelle, dopo il trauma della scomparsa e della permanenza in clandestinità, dovranno affrontare un percorso di recupero e ricostruzione della loro vita, con l'obiettivo di riallacciare il rapporto con il genitore.




