Sorelle ritrovate, il padre in tv: "Mia figlia mi ha chiesto scusa, è stata comandata"
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Redazione Interno
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Il caso delle due sorelline scomparse dalla casa famiglia di Civitella Alfedena e ritrovate a Formia dopo quindici giorni di ricerche si arricchisce di un ulteriore, delicato capitolo. A parlare è stato il padre, Stefano Di Giacinto, che nella puntata del 24 giugno di Storie Italiane su Rai1 ha rotto il silenzio rivelando un retroscena inedito: un incontro autorizzato con la figlia maggiore, avvenuto circa un mese prima della fuga e tenuto nascosto al resto della famiglia.
Un colloquio, durato oltre due ore, durante il quale la ragazza avrebbe chiesto scusa per i comportamenti passati, addossando la responsabilità delle proprie azioni a una presunta manipolazione subita.
La rivelazione del padre a Storie Italiane
Visibilmente commosso, Di Giacinto ha raccontato di aver rivisto la figlia dopo sei anni e mezzo, il 22 maggio scorso a Cassino. "Ci sono stati degli abbracci, coccole, carezze, abbiamo pianto insieme", ha dichiarato, descrivendo quelle due ore come le più belle della sua vita. Un momento di intensa emozione, subito offuscato dalla consapevolezza della situazione, con l'uomo che ha aggiunto: "Ho sognato quelle due ore, poi mi è caduto nuovamente il mondo addosso".
"Mi ha detto che era stata gestita e comandata"
Il nodo centrale del racconto del padre riguarda le parole pronunciate dalla figlia durante quell'incontro. "Mi ha chiesto scusa di tutto ciò che aveva fatto nei miei confronti, dicendo che purtroppo era stata gestita e comandata a fare tutto ciò", ha rivelato Di Giacinto, riportando una frase che getta un'ombra di presunta coercizione sulla vicenda.
L'uomo ha sottolineato che la richiesta di incontro era partita proprio dalla ragazza, che aveva chiesto ai servizi sociali di poterlo vedere senza informare né la sorellina minore né la madre, Valentina D'Acunto. Un dettaglio che smentirebbe, nelle intenzioni del padre, la narrazione di un rifiuto totale verso di lui.
Un incontro monitorato e le parole della madre
L'incontro, autorizzato dalle autorità, non si è svolto in privato. Erano presenti, come precisato dallo stesso Di Giacinto, la curatrice delle ragazze, l'assistente sociale del comune di Minturno, il fidanzato della figlia maggiore e la responsabile della struttura che ospitava le minori. Sul fronte opposto, la madre delle ragazze, detenuta nel carcere di Teramo con l'accusa di sequestro di persona aggravato, continua a rivendicare il suo legame con le figlie.
Secondo quanto riportato, in un incontro con la garante dei detenuti della Regione Abruzzo, Monia Scalera, D'Acunto avrebbe dichiarato: "Voglio rivedere le mie figlie al più presto, voglio stare con loro, loro vogliono stare con me".
Il contesto giudiziario e le indagini
Le dichiarazioni di Di Giacinto arrivano in un momento complesso per le indagini, coordinate dalla Procura di Sulmona. Le due sorelle, di 16 e 12 anni, sono state allontanate dalla casa famiglia in seguito a un provvedimento che aveva già privato entrambi i genitori della responsabilità genitoriale, poi parzialmente riconosciuta al padre da una sentenza dello scorso maggio. La madre si trova in carcere insieme al compagno e al padre, accusati di sequestro di persona aggravato in concorso.
L'indagine ha appurato che la fuga sarebbe stata organizzata nei minimi dettagli, con l'uso di un telefono cellulare nascosto e schede sim intestate a persone fittizie per coordinare l'allontanamento.




