Oro e argento in frenata ma l’altalena non è finita

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Ormai non si riesce a capire se sia il Bitcoin a somigliare di più all’oro o, piuttosto, il metallo giallo ad aver acquisito tratti tipici delle criptovalute. Sui mercati, infatti, negli ultimi giorni si è assistito a un saliscendi da montagne russe, dinamica solitamente più consona agli ambiti fortemente speculativi che non a quello tradizionale dei beni rifugio. Sta di fatto che, dopo una vigorosa ascesa, è giunta una brusca correzione: i due metalli preziosi hanno perso, in un’unica seduta, un valore complessivo di sette trilioni di dollari, segnando una giornata particolarmente difficile. Tale crollo, secondo gli analisti, non rappresenterebbe un reset fondamentale del mercato bensì uno shock di posizionamento, innescato principalmente dalla massiccia liquidazione delle posizioni detenute dagli investitori.

La volatilità come nuova normalità

La fase di estrema volatilità, del resto, è destinata a persistere nonostante l’eventuale ingresso di acquirenti con una visione di lungo periodo. Le oscillazioni dei prezzi nel breve termine rimangono, infatti, molto elevate a causa del processo di eliminazione della leva finanziaria, che costringe a continui ribilanciamenti. Alcuni di essi, i quali hanno approfittato della risalita per realizzare profitti, hanno contribuito a quel movimento di vendite che ha caratterizzato la frenata, creando un ambiente dove ogni dato macroeconomico viene scrutato con apprensione. La conseguenza è un quadro instabile, dove le quotazioni possono cambiare direzione rapidamente, rendendo complessa qualsiasi previsione immediata.

Il boom dei "compro oro" e il riflesso sulle famiglie

Questo tumulto sui listini globali ha avuto un riflesso molto concreto nelle città italiane, dove si è registrato un vero e proprio boom di compravendite presso le attività dei “compro oro”. Dai gioielli di famiglia, spesso dimenticati nei cassetti, ai vassoi delle liste nozze, fino alle posate ereditate: si vende di tutto, spinti da un rialzo dei prezzi di acquisto che, in alcune zone, ha toccato punte del quaranta per cento. L’impennata, che ha portato l’oro a sfiorare i 5.500 dollari l’oncia e l’argento vicino ai 120 dollari, ha incentivato molti a monetizzare oggetti personali, trasformando un bene di risparmio informale in liquidità immediata. “L’ascesa eccezionale dei prezzi degli ultimi tre o quattro mesi”, ha sottolineato Nunzio Ragno, presidente dell’Associazione nazionale tutela il Comparto Oro, “ha portato ad un aumento del trenta-quaranta per cento delle compravendite”.

Il rimbalzo e la riconquista delle soglie psicologiche

Dopo la brusca correzione, però, l’oro ha rialzato la testa riconquistando la scena. Nella giornata di oggi il prezzo spot è avanzato di oltre il cinque per cento, con le quotazioni che sono tornate a puntare la soglia psicologica dei 5.000 dollari l’oncia. Il movimento arriva in un momento in cui il mercato sembra aver assorbito la pressione iniziale delle vendite e prova a ricostruire posizioni, approfittando di livelli di prezzo tornati più accessibili dopo lo scivolone. Questo rimbalzo dimostra come l’interesse per il metallo rimanga solido, nonostante le turbolenze, e come molti operatori siano pronti a rientrare non appena le condizioni tecniche lo consentono, in attesa dei prossimi sviluppi.

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