Italia-Bosnia, la finale che vale il Mondiale: a Zenica per spezzare l’incantesimo

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Dopo aver esorcizzato i fantasmi delle ultime due disastrose campagne di qualificazione, l’Italia di Gennaro Gattuso si trova a un passo dal baratro o dalla gloria. Il successo per 2-0 contro l’Irlanda del Nord a Bergamo ha rappresentato il primo atto di una liberazione che si cerca ormai da un decennio, ma il copione – come la storia recente insegna – impone la massima attenzione. Martedì 31 marzo, allo Stadion Bilino Polje di Zenica, gli Azzurri affronteranno la Bosnia ed Erzegovina in una finalissima secca: chi vince vola in Nord America per il Mondiale a 48 squadre, chi perde condanna l’Italia alla terza assenza consecutiva dalla fase finale della Coppa del Mondo.

La vittoria contro gli uomini di Michael O’Neill, arrivata grazie a una ripresa di grande carattere con le reti di Sandro Tonali e Moise Kean, ha restituito un po’ di serenità all’ambiente, ma Gattuso stesso ha parlato di una partita “sofferta” e di un avvio troppo contratto. È proprio questa capacità di gestire l’ansia da prestazione, in una gara dove non esistono calcoli, a essere messa nuovamente alla prova. Il tecnico calabrese, che durante il ritiro di Coverciano ha studiato nei dettagli l’avversario, potrebbe valutare qualche cambio nell’undici titolare rispetto alla semifinale, con particolare attenzione al reparto offensivo dove Mateo Retegui, in dubbio fino all’ultimo, e Francesco Pio Esposito si giocano una maglia al fianco di Kean.

L’avversario che ha fatto la storia: Dzeko e la rivincita dei playoff

Sull’altro fronte, la Bosnia arriva a questa sfida con una consapevolezza nuova e una carica emotiva difficilmente quantificabile. La squadra guidata dal tecnico Sergej Barbarez ha infranto una maledizione che durava da anni: nelle precedenti quattro partecipazioni agli spareggi per i grandi tornei, i bosniaci non erano mai riusciti a passare il turno. Giovedì sera, a Cardiff, hanno eliminato il Galles ai calci di rigore dopo un’estenuante battaglia finita 1-1 nei tempi regolamentari. È stato l’attuale capitano della Roma, l’eterno Edin Dzeko, a firmare il gol della rimonta che ha tenuto in vita i sogni della sua nazione, per poi esultare nella lotteria finale dagli undici metri insieme ai suoi compagni.

La Bosnia, che vanta una rosa ricca di elementi di qualità sparsi per i principali campionati europei, giocherà davanti al proprio pubblico. Il fattore campo, in una partita secca di questo calibro, rappresenta un elemento di peso non indifferente: lo Stadion Bilino Polje è noto per essere un calderone caldissimo, capace di spingere i propri beniamini e di mettere pressione agli arbitri. Dzeko, che a 40 anni dimostra ancora una lucidità atletica invidiabile, sarà il pericolo numero uno per la retroguardia azzurra, affiancato probabilmente da Ermedin Demirovic, mentre sugli esterni spiccano le qualità di giocatori come Dedic e Kolasinac.

Le scelte obbligate di Gattuso e il peso della maglia

Negli ultimi allenamenti a Coverciano, Gattuso ha provato a mantenere alta la tensione senza far pesare la pressione sugli uomini che scenderanno in campo. A differenza della sfida contro l’Irlanda del Nord, giocata in casa con il sostegno del pubblico bergamasco, in Bosnia servirà un approccio diverso, più solido e cattivo. Il modulo dovrebbe restare il 3-5-2, con la linea difensiva composta dai titolari già visti giovedì, dove spiccano i nomi di Alessandro Bastoni e Federico Dimarco, fondamentali anche nella costruzione della manovra. A centrocampo, il rientrante Manuel Locatelli – sceso in campo dal primo minuto contro gli irlandesi – si gioca la conferma con Nicolò Barella, mentre Tonali, autore di una prestazione da trascinatore, sembra intoccabile.

Il tecnico dovrà scegliere con attenzione gli attaccanti: se Moise Kean sembra aver scalato le gerarchie dopo il gol realizzato, la posizione di Retegui è appesa a un filo dopo qualche incertezza di troppo davanti alla porta nella semifinale. Non mancano le opzioni dalla panchina, con Federico Chiesa che potrebbe rappresentare l’arma a sorpresa a partita in corso. Quella di Zenica, per gli azzurri, è una partita che vale un’intera annata, ma soprattutto la credibilità di un movimento che non può permettersi un altro autogol. La maledizione delle ultime due edizioni, con i ko contro Svezia e Macedonia del Nord, aleggia ancora, ma la sensazione è che stavolta la squadra abbia trovato quella durezza mentale che era mancata nei momenti peggiori.

La griglia dei playoff: le altre finali europee

Mentre l’attenzione è tutta concentrata sulla sfida in programma martedì sera, si sono delineati anche gli altri percorsi che assegneranno i quattro posti europei rimasti per i Mondiali del 2026. L’Italia è inserita nel Percorso A, e la sua sfida sarà l’unica a vedere una ex campione del mondo in campo con le spalle al muro. Nel Percorso B, la Svezia di Viktor Gyökeres – autore di una tripletta all’Ucraina – affronterà la Polonia di Robert Lewandowski, in quella che si preannuncia come una sfida ricca di gol. Nel Percorso C, invece, il Kosovo sogna il suo primo Mondiale: dopo la vittoria per 4-3 in Slovacchia, ospiterà la Turchia di Vincenzo Montella, che ha superato di misura la Romania. Infine, nel Percorso D, la Danimarca, dopo aver travolto la Macedonia del Nord, farà visita alla Repubblica Ceca, qualificatasi solo ai rigori contro l’Irlanda.

Queste quattro finali, in programma tutte nella serata di martedì, chiuderanno il quadro delle 48 nazionali che parteciperanno alla rassegna organizzata tra Stati Uniti, Messico e Canada. Per l’Italia, in particolare, qualificarsi significherebbe riabbracciare un palcoscenico che manca dal lontano 2014, quando la spedizione in Brasile si chiuse amaramente già nella fase a gironi. L’asticella è altissima, ma il primo ostacolo è stato superato con la determinazione necessaria.

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