Morta Mona Khalil, la signora delle tartarughe del Libano: ferita nel raid israeliano sulla sua casa
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Redazione Esteri
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Mona Khalil aveva tenuto duro contro due guerre, rifiutandosi di lasciare la sua casa di Mansouri, a pochi metri dalla spiaggia e dalle tartarughe marine che proteggeva da un quarto di secolo. L'attivista ecologista libanese, 76 anni, fondatrice dell'Orange House Project e volto della tutela delle tartarughe marine sulla costa di Tiro, è morta venerdì per le ferite riportate nel raid israeliano che il 4 giugno aveva centrato la sua abitazione di famiglia.
L'ospedale dell'American University di Beirut, dove era stata trasferita dopo i primi soccorsi al Jabal Amel, non ha potuto fare nulla per arginare le conseguenze di quelle ferite e delle ustioni riportate nello scoppio.
Un'esistenza segnata dal dolore e dalla rinascita
Nata a Lagos nel 1949 da una famiglia libanese, Mona Khalil aveva conosciuto presto il sapore dell'esilio, rifugiandosi nei Paesi Bassi durante la guerra civile che insanguinò il Libano tra il 1975 e il 1990. Fu l'Olanda, terra che le aveva offerto rifugio, a ispirare il colore arancione della sua casa, un dettaglio che sarebbe poi diventato il simbolo del suo progetto di vita.
Ma fu un'altra perdita, quella del figlio unico in un incidente nautico a Corfù nel 1982, a segnare una svolta drammatica nella sua esistenza, spingendola a riconsiderare i propri valori e a fare ritorno nei luoghi della sua infanzia lungo la costa meridionale del Libano.
L'incontro che cambiò tutto
Correva l'anno 1999 quando, durante una visita alla casa di famiglia, Mona Khalil si trovò a passeggiare sulla spiaggia di Mansouri. Fu in quella circostanza che, complice il silenzio della notte, avvenne l'incontro destinato a cambiare il corso della sua vita: l'osservazione di una tartaruga verde che emergeva dal mare per deporre le uova sulla sabbia. "La prima volta che le vidi fu completamente per caso. All'improvviso sentii un rumore. era una tartaruga che strisciava sulla sabbia per venire a deporre le sue uova", raccontò in una testimonianza rilasciata anni dopo. Scoprendo che le popolazioni di caretta caretta e di chelonia mydas erano gravemente minacciate, decise di cambiare vita e di dedicarsi alla loro salvaguardia.
L'Orange House Project e la battaglia per la costa
Nel 2000, l'anno successivo al ritiro israeliano dal Libano meridionale, Mona Khalil trasformò la sua casa di famiglia nell'Orange House Project. Quella che era una semplice abitazione divenne una guesthouse ecologica, un bed & breakfast il cui scopo era finanziare il monitoraggio e la pulizia di circa un chilometro e mezzo di costa.
Il progetto, sostenuto dall'ong greca Medasset, creò un protocollo scientifico per proteggere i nidi e contribuì a istituire l'area protetta di Qoleileh-Mansouri, che annualmente accoglie oltre 58 nidi. La sua battaglia, però, non fu solo contro le aggressioni belliche: per anni si trovò a contrastare la speculazione edilizia, l'inquinamento e i pescatori locali che utilizzavano tecniche di pesca distruttive con esplosivi.
La resistenza e la morte
Nonostante la sua casa fosse già stata danneggiata durante la guerra del 2006 tra Israele e Hezbollah, Mona Khalil aveva sempre rifiutato di abbandonare la spiaggia che aveva protetto per così tanti anni. Nelle ultime settimane, nonostante l'intensificarsi dei raid, si era barricata nella sua abitazione, convinta che la sua natura di civile e il suo ruolo di attivista ambientale l'avrebbero protetta.
Il 5 giugno, un attacco dell'esercito israeliano ha centrato l'Orange House, ferendo gravemente lei e la sua assistente etiope, che ora risulta in fase di recupero. Dopo due settimane di agonia, passate tra un ospedale e l'altro, Mona Khalil si è spenta, lasciando un vuoto incolmabile nella tutela ambientale del Mediterraneo orientale. La sua famiglia, attraverso la nipote Sarah Beydoun, ha lanciato un appello affinché la sua eredità non vada perduta e la spiaggia di Mansouri continui a essere un santuario per le tartarughe.




